Una realtà "diversa"…

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Grazie all’attività di gelsibachisericoltura e alla filiera produttiva che ne deriva, ad Acri, in provincia di Cosenza, è nata e sopravvive una Cooperativa sociale d’accoglienza fondata da un esemplare imprenditore agricolo: Nello Serra.
Tutto parte sempre da un sogno; non si arriva da nessuna parte senza aver prima sognato. Un progetto diventa grande quando sviluppa i desideri in coerente e fulgida azione trasformatrice, proseguendo nella direzione in cui ci portano le nostre energie vitali, trasformandoci incessantemente. È, in fondo, quello che fa il baco da seta: prima uovo, poi bruco, crisalide e, infine, farfalla; si trasforma in continuazione”. Questo è Nello Serra, un intraprendente imprenditore agricolo di Acri (Cs) che, grazie al suo entusiasmo e alla sua determinazione, ha creato dal nulla una comunità d’accoglienza aperta agli svantaggiati e a chiunque ne avesse bisogno; un’iniziativa resa ancor più difficile dal contesto in cui nasceva: un paese del Sud con un’economia fragile e un’insufficiente predisposizione verso progetti volti al senso civico e alla solidarietà. Così, qualche anno fa, è nata la Cooperativa sociale “Don Milani”, una realtà autofinanziata ed autogestita sulla collina di Santa Zaccheria in Acri.
Un riferimento a livello nazionale
Proprio per puntare all’autofinanziamento delle strutture, nel 1999 Nello Serra decide, su consiglio dell’amico ed esperto di fibre naturali Pasquale Filippelli, di avviare, all’interno della Comunità, l’attività di gelsibachisericoltura con relativa filiera produttiva: dall’allevamento del baco da seta alla lavorazione del pregiato tessuto, dalla trasformazione delle more di gelso in marmellate, liquori, granite e tinture all’utilizzo del bozzolo per la realizzazione di fiori, collane e oggetti vari. Un progetto che si è dimostrato vincente. Oggi quest’impresa sociale è divenuta un riferimento per la bachicoltura a livello nazionale, e attrae curiosi e appassionati da ogni regione. Partita con l’allevamento di 4 telaini annui di larve, l’azienda punta ad arrivare, grazie ai 4 ha coltivati a gelso, ad almeno 10 telaini di bachi allevati nel prossimo futuro (ogni telaino è costituito da circa 20mila semi-bachi che si trasformano in larve e bozzoli di seta).
Un’azienda, molteplici obiettivi
I bozzoli sono una delle principali risorse economiche dell’azienda: grazie al lavoro di Nina Gonzalez, artista colombiana, la comunità in questi anni ha venduto migliaia di gioielli e fiori, richiesti soprattutto per le nozze. Alcuni musei italiani e una casa farmaceutica e cosmetologica di Milano sono gli altri committenti dei 2 quintali di bozzoli secchi annui che l’impresa fornisce. Oggi la comunità si sta organizzando per produrre la seta in autonomia, con una piccola filanda, e per estrarre olio di crisalide che servirà a soddisfare le esigenze produttive di una casa farmaceutica per la cura di malattie cutanee. Si pensa inoltre di produrre sericina, per la creazione di saponette curative che conterranno olio d’oliva ed essenze di varie piante, di accogliere e animare scolaresche (la comunità è già fattoria didattica) e di tenere corsi sulla bachicoltura e la tessitura. Un lavoro possibile grazie a due soli operatori e ai molti volontari, per ridurre al massimo i costi di produzione. Poiché, inoltre, i bachi si ammalano e muoiono facilmente se le condizioni di allevamento non sono perfette, un altro progetto di Serra è la creazione di una bigattiera, una vera e propria ‘casa del baco’, con strutture piccole (al massimo 200 mq) e in legno, ispirate a modelli giapponesi adattati alle condizioni climatiche italiane.
Un’attività su cui investire
“Del baco non si perde nulla – rivela Serra –: gli escrementi sono un ottimo fertilizzante, con la sericina si fa il sapone, con l’olio di crisalide si cura la psoriasi, con la seta in futuro si potranno ricostruire parti del corpo umano danneggiate. Sembrano cose avveniristiche, ma molte di esse si fanno già nella nostra piccola realtà, grazie alla collaborazione degli esperti Silvio Faragò e Silvia Cappellozza. Sono loro all’avanguardia nella ricerca di nuovi utilizzi dei prodotti serici e hanno bisogno di qualcuno che operativamente si impegni a concretizzare le innovazioni, così come noi abbiamo bisogno di loro. Consiglio a chi è interessato di allevare il baco da seta, soprattutto a chi ha la possibilità di impiantare gelseti, premettendo però che si faccia attenzione che nei paraggi non si faccia uso di antiparassitari, anticrittogamici e veleni vari. Io oggi posso dire di essere un allevatore felice e spero che nel futuro la bachicoltura riemerga dalle ceneri dell’abbandono delle terre e del lavoro manuale come una sfinge, o meglio, come un baco da seta”.
Estratto dall’articolo di Laura Turrini, pubblicato su Imprese Agricole aprile 2012.
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