Per un vero olio di qualità

1564

Nei primi mesi del 2013, tutti gli attori della filiera di produzione dell’olio extra vergine di qualità italiano avevano salutato l’emanazione della legge n° 9/2013, sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini, come l’azione legislativa che avrebbe finalmente tutelato uno dei comparti agricoli più importanti del nostro Paese.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n°26/2013, è infatti entrata in vigore la succitata legge n°9 del 2013, che ha introdotto forti inasprimenti delle sanzioni per frodi e contraffazioni e nuove norme per le etichette e i marchi ingannevoli. Tra i vari articoli della legge, aveva attirato l’attenzione di molti l’articolo 8, che investe l’Autorità di garanzia sulla concorrenza e il mercato (meglio conosciuta come Antitrust) del compito di vigilare sull’andamento dei prezzi e di adottare tutte le misure atte ad impedire “le intese o le pratiche concordate tra imprese che hanno per oggetto o per effetto di ostacolare, restringere o falsare in maniera consistente la concorrenza”. In particolare, nell’ottica di tutelare al meglio i produttori di olio italiano, la legge ha stabilito precisi limiti alle vendite sottocosto di olio nei supermercati; nel settore degli oli di oliva extra vergini, infatti, la vendita sottocosto è soggetta alla comunicazione al Comune dove è ubicato l’esercizio commerciale, almeno venti giorni prima dell’inizio, e può essere effettuata solo una volta nel corso dell’anno. È comunque vietata la vendita sottocosto effettuata da un esercizio commerciale che, da solo o congiuntamente a quelli dello stesso gruppo di cui fa parte, detiene una quota superiore al dieci per cento della superficie di vendita complessiva esistente nel territorio della provincia dove ha sede l’esercizio stesso. Norme ben precise, dunque, concepite per evitare che il consumatore porti in tavola olio di dubbia qualità, magari spacciato per olio italiano. Ma proprio questa parte della legge sulle vendite sottocosto ha fatto sì che proprio l’Antitrust, nel corso dell’estate, emanasse un giudizio fortemente negativo poiché, a detta dell’autorità garante, la limitazione delle vendite sotto costo di olio extra vergine di oliva, limita a sua volta la concorrenza tra i differenti esercizi commerciali, danneggiando, in ultima analisi, i consumatori. Un giudizio molto pesante, che rischia di minare alla base una legge che ha già subito la sospensione fino al 22 novembre prossimo da parte dell’Unione Europea (atto peraltro dovuto, poiché la legge interessa un settore su cui il legislatore comunitario è già intervenuto più volte, perciò, in base ai trattati in essere, occorre un nullaosta che dovrà tenere conto delle eventuali osservazioni che perverranno dai altri Stati membri). L’Antitrust, nel motivare il proprio parere, ha ricordato che ”le vendite sottocosto rappresentano una legittima pratica commerciale che non necessariamente produce l’effetto di ridurre la capacità competitiva degli esercizi commerciali, neanche di quelli più piccoli. In primo luogo le vendite sottocosto sono un potente strumento concorrenziale soprattutto tra gli esercizi della grande distribuzione organizzata: si consente in tal modo al consumatore di acquistare a basso prezzo prodotti di largo consumo scegliendo tra le diverse promozioni offerte da operatori tra loro in concorrenza. Ne consegue che una generalizzata limitazione delle possibilità di utilizzazione delle vendite sottocosto, oltreché ridurre le possibilità di concorrenza tra gli esercizi più grandi, potrebbe penalizzare ingiustificatamente proprio gli esercizi più piccoli”. Oltre a questo giudizio di merito, l’Antitrust ha anche sollevato eccezioni di carattere tecnico, dicendo che la legge espone l’Italia all’apertura di un procedimento di infrazione da parte dell’Unione Europea, poiché la legge è entrata in vigore nonostante l’Unione abbia disposto la sospensione del testo per un periodo di 12 mesi. Successivamente a queste dichiarazioni si è registrata la reazione del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori che ha richiesto un incontro con il presidente dell’Antitrust per esporre le ragioni dei produttori italiani di olio, fermamente convinti che le vendite sottocosto rappresentino una vera e propria calamità per il settore, producendo danni spesso irreparabili.

Articolo dell’Avv. Antonella Bonini

Pubblicato su imprese Agricole, Novembre 2013