La madrina del vino “sostenibile” ascolano

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Ruggine. Ma anche Corbù, Irata, K’un. Sono queste alcune delle etichette dell’azienda vitivinicola marchigiana di Clara Marcelli, con sede a Castorano, un comune di poco più di duemila anime in provincia di Ascoli Piceno. Vigneti (ma anche oliveti) di proprietà e una coltivazione biologica che le sono valse il premio “Sostenibilità Ambientale” di Cna Marche nel 2019.

“Sono nata nel 1953 qui a Castorano, dove vivo e lavoro. Sono nata da una famiglia di agricoltori e da sempre sono cresciuta con i ritmi e i tempi della campagna. In proprio, mi occupo di agricoltura dal 1992 con una mia azienda che porta il mio nome, impostando fin dall’inizio dell’attività tutte le mia colture in biologico. La mia azienda si trova a Castorano, un piccolo borgo sulle colline ascolane a 250 metri sul livello del mare. Produciamo vino e olio del nostro territorio. Ci possiamo definire una azienda familiare e degli artigiani del vino, con una estensione di 10 ettari vitati e una produzione annua di quarantamila bottiglie.”

Suoli fertili, quelli di Castorano, che nel corso dei secoli attrassero popolazioni dedite alla pastorizia e all’agricoltura come i Sabini, come anche le popolazioni greche sbarcate alla foce del fiume Tronto. Una tradizione della terra a cui Clara Sereni si dedica con passione. Una consapevolezza di valori che si auspica condivisa con quante più persone possibile, e soprattutto con i più giovani.

“Per noi è sempre molto importante il mercato italiano – conclude l’imprenditrice agricola ascolana, analizzando le tendenze del periodo nonché le proprie direttrici –. In Italia c’è sempre molta attenzione a quello che si mette in tavola, soprattutto da parte anche dei più giovani, e questo fa ben sperare. Negli ultimi dieci anni inoltre, la possibilità di vendere all’estero per aziende medio piccole come la nostra è molto cresciuta anche se, per svariati motivi, non tutti i mercati possono recepire il nostro prodotto e non tutti i buyers sono adatti a noi ovviamente. Personalmente poi, ritengo che alcune scelte della Comunità Europea, come quella di mettere dei bollini su prodotti alimentari e vino in riferimento al valore nutrizionale, rischino di fuorviare il consumatore mettendo sullo stesso piano un olio Evo e una bevanda gassata. Il mio auspicio è quello di riuscire a far conoscere alle nuove generazioni la buona pratica agricola, intesa come rispetto per l’ambiente e dei tempi della natura, in modo da saper scegliere consapevolmente cosa mettere sulla tavola”.

Sanzia Milesi

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