Bovimac: Apima e il rebus della riforma Pac

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“Sullo stato di avanzamento della Pac di certezze ce ne sono poche. Di sicuro dovrà essere più in sintonia con le esigenze dell’Europa di produrre, considerato che la popolazione mondiale aumenta e il bisogno di cibo, in conseguenza, cresce”. Così Sandro Cappellini, direttore di Apima Mantova, commenta l’incertezza in cui versa la proposta di riforma della Pac, dal palco di Bovimac, una delle manifestazioni più importanti per il settore agricolo della provincia di Mantova.

A spiegare lo stato dell’arte è il prof. Ermanno Comegna, esperto di Economia agraria e pubblicista, che scandisce i futuri appuntamenti per l’Europa agricola: “I prossimi 23 e 24 gennaio la commissione Agricoltura del Parlamento europeo discuterà gli emendamenti proposti – annuncia Comegna -. Poi il 7 e l’8 febbraio si riuniranno per discutere del bilancio i Capi di Stato e di governo”.

In pratica, se si verificasse il miracolo dell’approvazione in prima lettura della riforma della Pac entro giugno, i tempi sarebbero rispettati e dal 2014 gli agricoltori potrebbero contare su nuove regole. Ma la prospettiva appare più un miraggio che altro.

“Se la riforma della Pac non dovesse partire dal 2014, come sembra, poco male – prosegue Comegna -. Si avrebbe un regime transitorio che andrebbe certamente a vantaggio delle imprese agricole italiane”.

Preoccupa meno uno dei capisaldi della riforma avanzata da Cioloş, e cioè il greening, “per il quale potrebbero trovarsi formule meno drastiche”. Così dovrebbe proprio essere, a maggior ragione se i agli sulle risorse dovessero essere così drastici come è stato azzardato dal presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy: – 25 miliardi e in cambio un allargamento delle maglie sul greening, che in ogni caso ci sarà.

“La Pac coinvolge direttamente anche il comparto della meccanizzazione agricola – afferma Marco Speziali, presidente di Apima – per il quale la posizione di Bruxelles è di convinta apertura al contoterzismo. Ora attendiamo risposte a livello nazionale, dal momento che molti aspetti della riforma saranno declinati in chiave interna dai singoli Paesi europei”.

Le imprese agromeccaniche chiedono maggiore chiarezza sulla figura dell’agricoltore attivo. “Dovrà essere considerato agricoltore attivo chiunque faccia vera agricolture e produca per il mercato facendo rischio di impresa”, ribadisce Cappellini.

Apima esprime forti perplessità sul greening, “che rischia di pesare molto sull’ambiente e le emissioni in atmosfera, imponendo maggiori interventi di meccanizzazione, con la conseguenza di aumentare i consumi di carburante. Inoltre, le aree ecologiche rappresentano un freno alla necessità di produrre per un mondo che chiede più cibo e più sicurezza alimentare”.