Boom tecnologico nelle campagne italiane

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L’ultimo periodo ha spinto gli agricoltori italiani a investire in tecnologia, alimentando quella che molti definiscono la rivoluzione digitale nelle nostre campagne. Droni, sistemi di rilevazione Gps, software e internet delle cose a servizio dell’agricoltura hanno infatti raggiunto un valore di 540 milioni di euro, con un +20% registrato proprio durante l’anno della pandemia.

È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Smart AgriFood in occasione della consegna degli Oscar Green, il premio all’innovazione per le imprese agricole. L’ appuntamento è stato promosso in occasione della Giornata Internazionale della consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari proclamata dalle Nazioni Unite.

Il profondo cambiamento – sottolinea Coldiretti – vede in prima fila, secondo un’analisi della federazione sulla base del Rapporto del centro Studi Divulga, proprio le nuove generazioni con quasi una impresa agricola giovanile su tre (31%) che applica oggi tecniche di agricoltura di precisione. Tra i giovani molto apprezzato anche l’utilizzo dei social per la promozione delle proprie attività: più di un giovane su tre (37%) usa i social network per comunicare quanto viene fatto dalla propria azienda, con Facebook che rimane il canale preferito (71%)”.

Coldiretti sottolinea inoltre che la rivoluzione digitale in agricoltura vede lo sviluppo di applicazioni green sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti, dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. La superficie agricola coinvolta dalla nuova ventata di innovazioni tecnologiche e digitali è di quasi 500 mila ettari a livello nazionale pari al 3-4% della superficie totale ma esiste – precisa l’organizzazione- un grande potenziale di crescita soprattutto con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose”.

Emiliano Raccagni

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