Un’agricoltura attrattiva, un territorio appetibile 

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Nelle Marche non sono poche le realtà vitivinicole che nascono dall’impegno di giovani che si dedicano alla terra diventando imprenditori agricoli. È questo il caso di Luca Avenanti, fanese classe 1982, e della cantina Terracruda, che nel 2005 ha fatto nascere insieme a due giovani donne, la sorella Vittoria e la cugina Emma. A vent’anni, dopo gli studi in marketing e comunicazione, la scelta di prendersi cura dei terreni agricoli di famiglia a Fratte Rosa, in provincia di Pesaro Urbino. Oggi, con Terracruda, 22 ettari di vigneti coltivati e una produzione annua di 1.200 ettolitri e 160mila bottiglie di vino.

“Prima del 2005 – racconta Luca Avenanti – la nostra famiglia possedeva già alcuni ettari vitati, ma le uve erano vendute ad altre cantine. Mio padre Zeno, imprenditore nel settore del mobile, decise di implementare l’attività agricola convertendola completamente in vitivinicola. Così, nel 2005, vennero acquisiti altri 10 ettari e si piantarono vigneti storici. Al contempo, venne realizzata una nuova cantina ipogea, moderna e con attrezzature di ultima generazione”. Nasce così la cantina Terracruda, che deve appunto il suo nome ai terreni argillosi, anticamente chiamati di terra cruda, su cui crescono i vigneti. In una città della provincia pesarese come Fratterosa che vanta un antica tradizione di produzione di terracotte, prodotte dalla stessa terra argillosa dei suoi campi.

“Ad oggi la nostra cantina gestisce 22 ettari di vigneti, tutti ubicati nel comune di Fratte Rosa, metà di proprietà e metà in affitto – prosegue l’imprenditore vitivinicolo, che ha ora quindici anni di attività alle spalle -. Si è scelto di valorizzare solo vitigni autoctoni locali e si producono quindi tre Doc come Bianchello del Metauro Doc, Colli Pesaresi Sangiovese Doc e Pergola Doc da uva aleatico. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Università di Ancona e Assam, Agenzia Servizi al Settore Agroalimentare delle Marche, sono state riscoperte e riportate in auge due antiche varietà autoctone come Garofanata, chiamata così per il suo caratteristico aroma di garofano, e Incrocio Bruni 54, un innesto tra Verdicchio e Sauvignon Blanche creato a inizio del 1900 dall’ampelografo marchigiano professor Bruno Bruni. Nell’ottica della valorizzazione di piccole produzioni autoctone, la cantina è associata al momento associata a Imt Istituto Marchigiano di Tutela Vini, a Fivi Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e al Movimento Turismo del Vino, nonché a Confagricoltura”.

In vigna il lavoro è manuale, la coltivazione biologica e tanta attenzione viene mostrata non solo nella produzione, ma anche nell’accoglienza, come chiarisce il titolare di Terracruda: “Tutti i vigneti sono coltivati a cordone speronato, metodo che garantisce basse rese per ettaro, ma altissima qualità. Soprattutto sulle vigne vecchie come le nostre, che infatti hanno un’età compresa tra i 30 e i 53 anni. Dal 2017 poi, tutta la produzione in vigna e cantina è stata convertita a biologico nell’ottica di preservare e salvaguardare in maniera sempre più etica e sostenibile i territori e chi li vive, oltre ad offrire al consumatore un vino sempre più etico, sostenibile, sano e autentico. La cantina dispone inoltre di sale e di un ampio giardino per svolgere degustazioni, nonché di quattro appartamenti vacanze, che permettono di vivere un’esperienza enoturistica a 360 gradi. Tra vigna, cantina e accoglienza si impiegano così dalle 10 alle 25 persone, a seconda della stagionalità. E annualmente si producono sui 1.200 ettolitri di vino e attorno alle 160mila bottiglie”.

Quanto a direttrici e auspici per il settore, Luca Avenanti conclude: “C’è il rischio di ripetersi e sembrare banali, ma questo forse è solo perché ciò che serve è sotto gli occhi di tutti. È necessaria una reale attenzione al cambiamento climatico e bisogna quindi trovare al più presto tecniche produttive, strategie e soluzioni per un serio contrasto al problema. Occorre sostenere la produzione di vini sempre più artigianali, biologici e sostenibili. Vini legati al territorio, che creino anche un opportunità occupazionale e indotto attraverso il turismo. È opportuno inoltre favorire la cooperazione tra piccoli produttori locali, per agire in un’ottica di promozione congiunta. Come avviene ad esempio nel nostro progetto per il sostegno del Bianchello d’Autore. Sono sicuramente urgenti misure di semplificazione dei procedimenti burocratici legati alle certificazioni. E infine direi che occorre legare sempre più i prodotti/vini al territorio: fare rete tra settore agricolo e altri operatori di settore, per rendere appetibile un territorio a 360 gradi, inteso come un insieme di piccole eccellenze.”

Sanzia Milesi

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