Xylella, giorni di fuoco tra Puglia e Bruxelles

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I danni causati dalla Xylella agli ulivi della Puglia sono più che mai al centro della cronaca di questi giorni. Mentre non è ancora chiara la situazione sulle misure da adottare per contenere il diffondersi della malattia (abbattimenti in primis) e sui possibili risarcimenti dei danni agli agricoltori, scoppia anche un caso di diplomazia internazionale, dopo la decisione unilaterale della Francia di bloccare tutte le importazioni di prodotti vegetali pugliesi.

Alla fine di questa settimana, si è appreso dal Ministro Maurizio Martina, il Governo annuncerà “lo strumento migliore”, tra cui anche un decreto, per rispondere alla richiesta di stato di calamità naturale invocata dagli agricoltori pugliesi per ottenere risarcimenti dopo i danni causati dalla Xylella, ma anche per far fronte agli ulteriori colpi che arriverebbero con l’attuazione del Piano di emergenza, che prevede l’abbattimento delle piante malate. Uno dei nodi da dirimere, secondo Martina, è proprio la modalità per erogare fondi: serve una deroga alla legge in quanto in questo momento il fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali è aperto solo in caso di danni da eventi atmosferici. Incontrando a Bari le rappresentanze degli agricoltori, il Ministro ha però ribadito che ogni sforzo delle istituzioni sarà inutile se nelle prossime due settimane non si provvederà con le arature dei terreni e le potature necessarie. “La sfida– ha detto Martina- è agire in maniera corale, mettendo in atto un’operazione verità sugli abbattimenti e sull’uso dei fitofarmaci. Misure che servono a uccidere le larve della sputacchina e a impedire che la Xylella si estenda più a nord della fascia cuscinetto”.

Secondo quanto emerso dal vertice, sono 35mila gli ulivi che potrebbero essere abbattuti nel contesto del Piano Siletti, mentre le ultime stime parlano di non più di 15mila. Stessa sorte toccherà anche alle cosiddette piante non produttive, come gli oleandri spartitraffico, che verranno abbattuti entro la fine di questo mese. Quello che deve essere chiaro, hanno rassicurato gli esperti, è che le piante sane non saranno toccate, anche perché il budget complessivo del Piano, dotato di 13,6 milioni dii euro, ne prevede solo 2,4 per gli abbattimenti.

Altra data da segnare in agenda è quella del 27-28 aprile, quando a Bruxelles si riunirà il Comitato permanente per la salute delle piante, che dovrà deliberare nuove misure di contrasto alla Xylella, oltre a esprimersi sull’embargo imposto dalla Francia ai prodotti pugliesi e che riguarda anche fichi, albicocchi, mandorli, ciliegi, agrumi e numerose piante ornamentali, per un totale di 102 specie. Una scelta che Martina ha definito ingiusta e inopportuna ma che, secondo il portavoce della Commissione europea, è per ora legittima in quanto presa seguendo i principi di precauzione, che verranno “superati” solo dopo che l’Unione avrà varato le proprie misure, alle quali anche la Francia dovrà conformarsi.

Una dichiarazione che, comprensibilmente, è servita ben poco a placare le polemiche. Secondo la Cia l’embargo della Francia  rappresenta una minaccia reale per l’economia pugliese e, più in generale, per l’immagine dell’agricoltura italiana. “Si tratta –secondo il presidente Dino Scanavino- di una decisione presa unilateralmente al limite delle regole comunitarie che rischia di innescare un pericoloso effetto domino che andrebbe ad aggravare una situazione già di per sé difficile, anche perché, l’export della Puglia verso la Francia  vale circa 40 milioni di euro e rappresenta il 14% del totale nazionale. Se poi si aggiungono anche le colture agricole non permanenti (inclusi i cereali) e le piante vive, il valore supera i 60 milioni di euro. Un patrimonio agricolo strategico che non può essere messo a rischio e che deve essere difeso con forza nelle sedi opportune“.

 Articolo di Emiliano Raccagni

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