Un investimento… a passo di lumaca

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L’elicicoltura è un settore di estremo interesse per le potenzialità che le lumache presentano nei settori della cosmesi e della farmacologia.

Il consumo in cucina delle lumache fa parte della tradizionale cultura gastronomica rurale: i contadini, soprattutto quelli delle zone più povere del paese, hanno sempre raccolto e mangiato questi molluschi che vantano una carne magrissima, ricca di sali minerali e di proteine e con un basso contenuto di calorie. A partire dagli anni Settanta, alcune regioni italiane hanno introdotto il divieto di raccolta delle lumache allo stato libero con l’obiettivo di conservare gli habitat e salvaguardare specie e biodiversità, normativa che negli anni si è estesa e che oggi vige in tutta l’Unione Europea. Il “vuoto” creato dalla normativa – insieme a un notevole aumento dei consumi – ha imposto la necessità di ottenere chiocciole da allevamenti organizzati dall’uomo e ha permesso così la nascita dell’“elicicoltura”, riconosciuta quale attività agricola sia sotto l’aspetto fiscale che giuridico dallo Stato italiano nel 1986. Oggi in Italia si contano 6500 aziende professionali per un totale di circa 9000 ettari dedicati all’allevamento per una produzione complessiva che copre però solo circa il 30-35% della richiesta nazionale.

Ciclo biologico completo

Questo metodo, pur essendo di complessa realizzazione, è il più diffuso e rappresenta nel panorama italiano il 97% degli impianti di elicicoltura. Le lumache sono ermafroditi insufficienti e hanno quindi bisogno di accoppiamento; entrambe sono feconde e producono le uova che depongono nel terreno – in recinti appositamente predisposti –  dove rimangono per 28 giorni. In un allevamento elicicolo, le recinzioni sono quindi le strutture più importanti per una corretta ed economica conduzione della produzione: devono evitare la fuga dei molluschi, proteggere dall’ingresso dei predatori, suddividere i vari momenti del ciclo delle chiocciole (nascita e ingrasso). Inoltre è importante che l’interno di un allevamento venga a sua volta suddiviso in diversi settori intervallati da passaggi diserbati che diventano le aree di servizio per effettuare tutte le operazioni gestionali necessarie. L’allevatore, infatti, camminando e lavorando in queste zone non calpesta i molluschi, è facilitato nella raccolta e può effettuare un controllo a vista. Le lumachine, una volta pronte, vanno trasferite dal settore maternità alle zone di ingrasso dove devono essere nutrite con vegetali di qualità freschi e non bavati e che vanno ogni anno rinnovati; i più utilizzati sono bietola da taglio, radicchio, colza, broccoli, topinambour, ravizzone, cavolfiore e girasole. Altri tipi di vegetali – come insalate resistenti e trifoglio – vengono immessi non a scopo alimentare, ma per garantire la giusta protezione estiva e invernale agli animali. Al termine della loro fase di crescita, le lumache vengono raccolte e messe a spurgare in casse di legno o gabbie per almeno 10/15 giorni dopo i quali si può procedere alla selezione e al confezionamento.

Articolo di Lorena Origo

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Euro Elix è nata (e qui opera dal 1975) a Cherasco (Cuneo), città considerata la “capitale delle lumache” e dove hanno sede sia l’Associazione Nazionale Elicicoltori sia l’Istituto Internazionale di Elicicoltura.

Il titolare della società è il dottor Giovanni Avagnina, che ricopre anche la carica di direttore dell’Istituto. “Mi sono appassionato al mondo dell’elicicoltura nel 1972” esordisce il dottor Avagnina “nello stesso periodo in cui la Regione Piemonte emetteva una legge relativa alla proibizione della raccolta di chiocciole in natura. È questo il contesto in cui ho maturato la decisione di avviare un allevamento biologico di lumache a ciclo completo. Le informazioni a disposizione erano quasi nulle, non esisteva un iter standardizzato di allevamento per cui la parte più impegnativa del lavoro è stata riuscire a mettere a punto una metodologia di produzione che garantisse la salute delle lumache e il risultato del prodotto finale destinato al consumatore. Oggi Euro Helix, attraverso il lavoro di una cinquantina di persone, fornisce circa l’8% del consumo nazionale con tre linee di produzione: fresco (in vaschette, pronte da cucinare), surgelato e conservato. Le razze che abbiamo selezionato per le nostre produzioni sono Helix Aspersa, Helix Pomatia, Eobania Vermiculata (Rigatella), Theobana Pisana ed Helix Aperta Opercolate.” “Le possibilità di business legate all’elicicoltura crescono costantemente” è il commento del presidente dell’Istituto. “In questi ultimi anni, per esempio, la richiesta è in aumento anche a causa della situazione politica in alcuni dei maggiori paesi fornitori – come l’Egitto, la Tunisia e la Siria – dove non è stato possibile proseguire nella raccolta del mollusco. Si tratta pertanto di un investimento che può offrire un risultato economico interessante, tenendo conto che i primi frutti possono essere raccolti solo circa due anni dopo l’avvio dell’attività che potrà essere l’unica dell’azienda o di complemento ad altre. Per quanto riguarda i costi, la cifra più importante è rappresentata dalla manodopera mentre è praticamente inesistente la spesa per l’alimentazione.” E per quanto riguarda, invece, l’utilizzo del muco per cosmetici e farmaci… “Questo è un tema estremamente delicato” conclude Giovanni Avagnina “poiché è molto più facile fare marketing che muco… Le sue proprietà cicatrizzanti e antinfiammatorie sono note sin dall’antichità, quando le persone si recavano alle terme e si facevano coprire il corpo di lumache per migliorare l’aspetto della pelle. Ci sono però, a tutt’oggi, due tipi di problemi. Il primo riguarda il benessere degli animali, perché solo di recente è stata realizzata una macchina che riesce a estrarre in maniera indolore la bava. Il secondo è l’assenza a livello nazionale e internazionale di un protocollo o di una certificazione relativamente ai requisiti base a cui il muco, per definirsi “naturale e puro”, deve rispondere. E sul mercato, purtroppo, è già comparsa bava proveniente dai paesi asiatici a un costo dieci volte inferiore a quello medio.”[/box]