Siccità e caldo, agricoltura in sofferenza

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La produzione di latte sta in questi giorni subendo importanti cali a causa del caldo intenso e in molte zone d’Italia segna un vistoso -20%. Il dato è stato annunciato da Coldiretti sulla base del Sistema di allerta caldo del Centro per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agricola (Crea). A causa della siccità molti prati e pascoli sono a secco e si segnalano problemi nelle scorte di fieno necessario a garantire l’alimentazione a bovini e ovini, con particolari problemi negli alpeggi del Piemonte, in Pianura Padana e nelle aree del Centro Italia già fortemente provare dal terremoto. Le precipitazioni, inferiori del 53% rispetto alle medie, hanno costretto molte aziende zootecniche ad acquistare mangimi e foraggi per garantire la produzione aziendale e, mentre si teme per il raccolto del mais, in alcuni casi è stato necessario mobilitare le autobotti per garantire l’acqua da bere per gli allevamenti, dato che con le alte temperature il singolo bovino necessita di bere anche 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi. Al calo delle produzioni di latte si aggiungono così ulteriori aggravi per i costi di allevamento, anche in termini di consumo di energia necessaria ad aiutare gli animali a resistere al caldo.  Con il prolungarsi dell’assenza di pioggia secondo Coldiretti l’allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i due terzi della superficie agricola nazionale interessando praticamente tutte le regioni, anche se con diversa intensità, con perdite ormai ben superiori al miliardo, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e gli uliveti e le attività di allevamento.In gran parte della Penisola, infatti, si sta ricorrendo alle irrigazioni di soccorso per salvare le coltivazioni ortofrutticole e cerealicole, oltre che dei vigneti.

Che la situazione non sia facile lo testimoniano alcune situazioni concretamente quantificate da Nord a Sud. In provincia di Cuneo, ad esempio, sono stimati cali del 30% per grano e orzo e del 40% per le colture foraggere. In Lombardia il mais è in sofferenza, pur essendo questa Regione in condizioni generali di minore emergenza grazie al buon livello di riempimento dei grandi laghi, con l’eccezione del bacino Idro-Chiese che interessa parte delle coltivazioni bresciane e mantovane. In Emilia sono state colpite in particolare le colture di pomodoro, cereali e ortaggi, mentre in Veneto, che nelle scorse settimane assieme proprio e Emilia e Toscana ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, si parla di poche settimane di autonomia per l’acqua da irrigazione, che sta causando sofferenza a barbabietole e mais e potrebbe portare a un anticipo della vendemmia. E se in Liguria si teme per gli ulivi, in Sardegna si registrano perdite di produzione fino al 40% in tutti i principali settori agricoli tipici dell’isola.

In Toscana la produzione di cereali è crollata del 40%, con punte del 70% nel caso del mais e quelle di foraggi, ortaggi, pomodoro da industria e frutta sono diminuite fino al 50%. I girasoli e il granoturco stanno seccando in Umbria e nelle Marche, ma in difficoltà sono anche ampie aree del Lazio dove la produzione di frumento risulta stentata, con pesante contrazione dei raccolti. Soffrono anche ortaggi, frutta, pomodori. Anche il sud, piagato dagli incendi, conta danni per milioni di euro, soprattutto in Sicilia, tra animali morti, ettari di terreno per il foraggio bruciati e strutture devastate. Gravissimi problemi si registrano anche dalla Puglia alla Calabria, dall’Abruzzo alla Campania, dal Molise alla Basilicata dove il crollo dei raccolti nelle campagne, dal grano al pomodoro fino alle olive – sottolinea la Coldiretti – mette a rischio gli investimenti avviati per l’annata agraria con una diminuzione del livello occupazionale per il calo delle giornate lavorative offerte dall’agricoltura.

Emiliano Raccagni

 

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