Quando il Bianchello è “rosa”

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Nelle Marche, lungo le verdi colline pesaresi, da tre generazioni l’azienda agricola Fiorini si prende cura delle uve del Bianchello (e non solo), che oggi vengono coltivate biologicamente, raccolte e selezionate a mano da un’enologa che da tempo porta avanti l’attività di famiglia, fondata nel 1849 e ora produttrice di circa 200mila bottiglie di vino. Nata a Senigallia nel 1972, Carla Fiorini è la “signora del Bianchello”.

“Coltivo circa 90 ettari di terreni, di cui 50 ettari di vigneti, 10 ettari di oliveto e 30 ettari di  seminativo, il tutto a conduzione biologica – racconta Carla Fiorini -. Sono la terza generazione ad occuparsi dell’azienda agricola Fiorini, che nasce intorno ai primi del Novecento grazie a mio nonno Luigi, che acquistò il podere di Barchi e di Campioli. Quando negli anni Cinquanta mio nonno venne a mancare, i due fratelli di mio padre intrapresero altre attività e mio padre Valentino fu così l’unico dei tre figli maschi a proseguire l’attività agricola della famiglia. Ed eccomi qua. L’azienda impiega oggi una quindicina di persone e si trova a Barchi, oggi neonominata Terre Roveresche per effetto di una fusione tra comuni, a circa 350 metri sul livello del mare, sulle colline che costeggiano il corso del fiume Metauro. La nostra filosofia, avendo sposato l’agricoltura biologica, è di fare il meglio con quello che si ha e nel mio caso mi riferisco alle cultivar che ho trovato, Bianchello e Sangiovese, lavorando in modo sostenibile ma sempre con grande attenzione alle nuove tecnologie. Quest’ultime devono essere di supporto sì alla qualità, ma anche al mantenimento dell’integrità della materia prima, così da intervenire il meno possibile durante la trasformazione.”

Alla terza generazione, ecco allora il passaggio di gestione ad una donna, che è cresciuta tra i filari e che ancor di più ha affinato le proprie competenze nel settore grazie ad una laurea breve in enologia ad Udine. In terra di bianchi, una cantina famosa soprattutto per i suoi vini prodotti con il vitigno autoctono Bianchello in purezza, cui si aggiunge una produzione cerealicola (150 quintali annui di grano) e olearia con un frantoio di proprietà (20 ettolitri di produzione media annua). Insieme ad una attività di accoglienza, molto apprezzata dai turisti stranieri, soprattutto in estate.

“La produzione della nostra cantina – prosegue l’imprenditrice vitivinicola marchigiana – si attesta sui 4mila quintali di uva e 3mila ettolitri di vino, di cui 1500 ettolitri vengono imbottigliati (per un totale di circa 200mila bottiglie), mentre il resto viene venduto sfuso in fusti, dame e bag-in-box. Come imprenditrice vitivinicola mi fa molto piacere la crescente attenzione mediatica al mondo del vino. Oggi è diventato sempre più una moda e conoscere il vino è quasi uno status sociale. Quando un prodotto diventa di moda, sempre più imprenditori fanno capolino, ma investono in aziende vitivinicole solo con tornaconto finanziario o come gioco, senza una reale attenzione al mondo vitivinicolo ma con la necessità di fare utile. In conseguenza di questo, le aziende vitivinicole che invece realmente traggono il proprio sostentamento dalla propria attività, e necessitano quindi per forza di avere un utile o comunque un bilancio positivo da questa, si trovano in concorrenza con altre il cui unico interesse è farsi conoscere, in ogni modo e a qualunque costo. Insomma una concorrenza sempre più difficile. Per fortuna, la storicità di un’azienda come la nostra è comunque un fattore distintivo, che ci permette comunque di stare al passo….ma che fatica!”

Essere sempre più conosciuti, riconosciuti, è dunque ciò che Carla Fiorini spera per il prossimo futuro. “Nel nostro caso – conclude – ci troviamo inoltre in un areale vitivinicolo poco conosciuto all’estero, in una regione altrettanto poco conosciuta, e se lo è, non certo per il Bianchello, ma per il suo famoso cugino Verdicchio. Il mio auspicio è quindi che i nostri prodotti siano sempre più conosciuti perché il rapporto qualità-prezzo dei vini marchigiani è davvero invidiabile. Ma purtroppo paghiamo lo scotto di trovarci sulla costa adriatica, dove si passa solo per andare in Puglia o per prendere il traghetto per la Croazia. Il Covid e la necessità di fare vacanze in Italia hanno portato molto turismo nuovo, che ha apprezzato infinitamente la nostra regione e spero che questo possa essere un buon volano per renderci una regione sempre più promossa a livello turistico. Nel frattempo, per fortuna, molti stranieri, in particolare gli olandesi, ci hanno scoperto. Anzi, oserei dire quasi colonizzando, comprando case e passando diversi mesi nei nostri borghi interni e nelle campagne. Che aiutino anche loro a fare pubblicità alla nostra terra!”

Sanzia Milesi