L’agricoltura rosa è straniera

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Herta, ex architetto austriaco, alleva asini e gestisce un agriturismo a Campiglia Marittima. Kerstin, tedesca di Francoforte, produce vino ed olio a Ponsacco. Arriva da Bucarest Cristina Oancea: a Montecatini Val di Cecina coltiva cereali. Affascinati dalla Toscana e dalla storia maiuscola del nostro paese sono sempre più gli stranieri che nella campagna pisana, tra Volterra e la Maremma, hanno messo radici e si sono dedicati all’agricoltura. Tra i più famosi ci sono Sting, nel Chianti, l’ex chief executive della Time Warner Richard Parsons nel Brunello di Montalcino passando per l’amministratore delegato del colosso del tabacco Philip Morris. Secondo Coldiretti Pisa dal 2006 le imprese agricole straniere che operano nella  regione sono cresciute addirittura del 15,1%, di queste, quasi la metà, il 43%, sono gestite da donne (dati Inea-Infocamere). Herta, Kersten e Cristina sono solo tre delle 1.030 imprenditrici agricole straniere diventate ambasciatrici dei nostri prodotti nel mondo e che attraverso l’agricoltura ed il lavoro si sono costruite un percorso di integrazione, parità sociale ed indipendenza economica riuscendo a far coincidere i tempi della vita con quelli del lavoro. A fianco di un Made in Tuscany che passa in mani straniere lasciando solo le braccia in Toscana mentre mente, cuore e cassaforte stanno altrove, c’è un Made in Tuscany che viene da lontano e che contribuisce, ogni giorno, con fatica e sudore, al primato del nostro agroalimentare. “L’agricoltura, più di altri settori della nostra economia – ha spiegato Laura Chiellini, Delegata Provinciale Donne Impresa – sta dimostrando una forte predisposizione a rispondere alle aspettative delle donne che hanno l’occasione di essere veramente protagoniste dell’impresa che guidano o in cui collaborano. L’agricoltura è un percorso che ha facilitato il desiderio di emancipazione sociale ed economica favorendo la crescita cultura del territorio. L’ingresso progressivo delle donne nell’agricoltura – sottolinea la Chiellini – ha certamente dato un forte impulso all’innovazione che ha caratterizzato il settore con l’ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell’agribenessere, il recupero di antiche varietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, l’adozione di piante e animali on line  e tante altre innovazioni”. Una parte della fortuna della regione del buon cibo e del buon vivere, dell’ospitalità e della cura del territorio, dell’immagine e della pubblicità è merito – anche – di questa piccola ed intraprendente fetta di imprese che parla “un’altra lingua”. La capacità di adattamento al nuovo contesto di vita e di integrazione culturale ha fatto poi il resto. Attive principalmente nel settore del turismo rurale, le imprenditrici rosa che arrivano da lontano hanno sviluppato, a fianco di una pronunciata ricettività turistica, un naturale e conseguente legame con i prodotti tipici del territorio a cui aggiungere, non di rado, un tocco di personalità. “La multifunzionalità è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne. Queste imprese generano occupazione perché sviluppano attività particolari che si affiancano a quella principale per fornire un prodotto o un servizio particolare. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere – analizza Coldiretti – una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che è, infatti, particolarmente rilevante nelle attività più innovative e multifunzionali come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e olio. Dai più tradizionali, come vino all’olio, preferibilmente di qualità e certificati, fino alle coltivazioni più diverse e “curiose”, la campagna toscana è piena di belle storie di donne che hanno lasciato il paese di origine per vivere in campagna. Appartengono a culture e tradizioni diverse ma sono state, per certi versi, pioniere nell’anticipare i tempi di un’immigrazione che ha contribuito all’eccellenza del Made in Tuscany nel mondo.

L’avena di Cristina

Dalla radio ai cereali. Cristina Oancea, oggi 50enne, guarda il mondo dalle belle colline di Montecatini Val di Cecina. Produce principalmente avena che conferisce al Consorzio Agrario ed olio extravergine di oliva. “Per una donna cresciuta in città – racconta – è stato decisamente un bel salto. Sono passata dalla programmazione radiofonica alla programmazione delle culture”. A Bucarest, dove è nata e dove ha vissuto fino al ’94, Cristina lavorava per un’importante emittente radiofonica della capitale rumena e per un’agenzia di interpretariato. E’ durante una delle iniziative in cui era stata chiamata a fare da interprete ad un gruppo di italiani che conosce il marito. “Non sapevo niente di avena, di olivi, ne di potature e ciclo delle stagioni. E’ stato mio marito a trasmettermi questo sapere. E’ una piccolissima azienda la mia che cerco però di portare avanti con orgoglio e semplicità”. Tra i sogni di Cristina c’è un agriturismo: “i tempi non sono dei migliori per fare investimenti – prosegue – ma non bisogna mai smettere di sognare”.

La marcia in più di Kerstin

Dalla capitale finanziaria dell’Unione Europea, Francoforte, alla quiete di Ponsacco. Il passaggio dalla grande città al piccolo paese toscano per Kerstin Hessaun è coinciso con una scelta di vita che inaspettatamente le ha permesso di mettere a frutto il percorso di studio e la sua invidiabile predisposizione alle relazioni esterne. Ex dipendente per un’agenzia di traduzioni ed interpretariato specializzata in turismo, Kersten era a digiuno di campagna e agricoltura prima di arrivare a Pisa e diventare socio dell’agriturismo “Podere Spazzavento”. Lì, su quelle colline meravigliose, è riuscita ben presto a potenziare la presenza dei turisti tedeschi che oggi sono tra i più presenti. Insieme al marito e alla sua famiglia produce olio e vino, alleva dei simpatici asini. “Non è stato difficile integrarmi con la comunità di Ponsacco; – confessa – mi sono sentita subito a casa mia”.

Ciuco-terapia in Maremma

La Terra dei Ciuchi? Si trova a Campiglia Marittima, in Maremma e più precisamente a Cafaggio. Si chiama così – per davvero – l’azienda agricola di Herta Freiin Von Stegel, austriaca di Salisburgo, ex architetto per un importante studio di Norimberga prima di decidere di “mollare tutto”, “cambiare rotta” e fare “il salto nell’acqua fredda” come ricorda orgogliosamente. Sulle colline di Cafaggio c’erano rovi, boscaglia ed un piccolo rudere in disgrazia. E’ lì che tutto è iniziato. Insieme al marito, 33 anni fa, avevano capito che il futuro sarebbe stato in Toscana tra asini, vino e natura. La sua prima asina, Teresa, era stata “abbandonata”. Herta l’ha accolta come una figlia. La sua azienda ruota oggi attorno alle passeggiate in sella agli asini, sei, che accompagnano le giornate dei suoi ospiti, soprattutto bambini. Una sorta di terapia per chi cerca tranquillità e desidera veramente assaporare la vera vita di campagna, mangiare i prodotti dell’orto e le uova del pollaio, partecipare alle attività quotidiane dell’azienda: “i nostri ospiti vivono un’esperienza vera a contatto con tutti gli elementi. I bambini, e non solo loro, giocano con gli asini, li accudiscono e li portano a spasso. A volte accade il contrario, che sia l’asinello – racconta – a portarli a giro. E’ un animale intelligente, affettuoso e molto curioso che crea un legame immediato con l’uomo”. La passione per questi animali, utilissimi per mantenere puliti i boschi, era sbocciata nel lontano 1957 durante un viaggio in Grecia: “da quel momento ho cominciato a sognarli e ad immaginare una vita diversa da quella che stavo vivendo. Ciò ho messo qualche anno per cambiarla ma alla fine l’ho fatto, e sono soddisfatta”.