Diffondere la cultura del riso

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Servono però innovazioni che lo adattino alle esigenze del consumatore moderno. Ecco la sfida della Cascina Belvedere: qualità dei prodotti in primo luogo, seguita dal rispetto della terra e della natura e dal principio della sostenibilità ambientale.

Sono questi i cardini che hanno trainato, per oltre cento anni, l’azienda agricola Cascina Belvedere di Bianzè, in provincia di Vercelli, intimamente legata alla famiglia Picco, che da diverse generazioni tramanda ai figli l’arte della coltivazione del riso. La storia di questa Cascina, in particolare, ha inizio con i fratelli Benedetto e Gianmario Picco, che dopo aver abbinato alla produzione classica del riso la riproduzione del seme, ricevendo vari premi per la qualità e la purezza delle loro selezioni, e dopo aver convertito le risaie al biologico, alla fine del secolo scorso vengono affiancati da Gianluca e Massimo, figli di Benedetto, che intraprendono una sfida coraggiosa: il confezionamento e la commercializzazione diretta del riso di famiglia al pubblico. Nessun passaggio attraverso l’industria risiera, quindi, e l’offerta al consumatore di un prodotto puro che arriva direttamente dai campi, grazie al controllo di tutta la filiera risicola. Fondamentale, per poter sopravvivere sul mercato, il marchio ‘Cascina Belvedere’, il quale ha permesso ai Picco, che oggi esportano in tutto il mondo, partecipano a fiere internazionali e work shop e danno ospitalità a più clienti provenienti da diversi Paesi, di rendere meglio identificabili tutti i loro prodotti e di fidelizzare i consumatori.

Coltivazione e distribuzione

L’attività aziendale si divide in due rami: la parte agricola, che impiega due persone oltre a Gianmario e Benedetto, e quella commerciale, coordinata da Gianluca e Massimo e operante grazie al lavoro di 10 persone. Vengono coltivati circa 150 ha di diverse varietà di risi: japonica, italiani (tra cui carnaroli, arborio e baldo) e le due varietà esclusive ‘nerone’, un integrale con pericarpo nero, e ‘rosso selvaggio’, un integrale con pericarpo rosso; è presente anche un allevamento di tacchini, che garantisce circa 50.000 capi l’anno. La riseria e gli impianti di confezionamento occupano, in totale, una superficie di 1.000 mq. Una volta prodotto, il risone viene conferito al commerciale che distribuisce riso, risotti (i prodotti di punta), zuppe e altri derivati risicoli. Oltre che nello spaccio aziendale, la commercializzazione avviene per mezzo di distributori di prodotti italiani e gourmet, importatori, negozi e per mezzo di collaborazioni con importanti aziende in private label. La maggior parte dei prodotti viene esportata in quasi tutto il mondo: molti Paesi dell’Unione Europea, USA, Canada, Messico, Sud Africa, Giappone, Dubai, Libano, Hong Kong, Australia e Cina. Alcuni siti web, inoltre, effettuano per l’azienda la vendita online.

Da sinistra, Gianluca e Massimo Picco, responsabili del ramo commerciale dell’azienda agricola Cascina Belvedere.

Ricerca e innovazione

Degno di nota il fatto che Cascina Belvedere collabori con le principali ditte sementiere italiane e che sviluppi l’attività di ricerca anche attraverso prove sperimentali di coltura in campi pilota, presso i quali vengono attentamente studiate le possibilità di produzione di nuove varietà di risone. Anche per quanto riguarda le energie rinnovabili, l’azienda non si fa trovare impreparata. Oltre a un essiccatoio con sistema di risparmio energetico, che permette il recupero del calore, e a un impianto geotermico, due sono i sistemi fotovoltaici installati che rendono l’azienda indipendente dal punto di vista energetico. Il primo impianto, da 498,76 kWp, è costituito da moduli in silicio policristallino installati su tetto a falda e con un’inclinazione fissa di 18° e un orientamento di 90°, mentre il secondo, 50,75 kWp di potenza installata, è costituito dagli stessi moduli caratterizzati da un’inclinazione fissa di 22° e un orientamento di 0°. “Non abbiamo avuto problemi con questi impianti e le produzioni sono secondo gli standard – sostiene Gianluca Picco –. Per il futuro? Stiamo valutando diverse proposte per l’installazione di un gassificatore che utilizzi i nostri scarti agricoli”.

Articolo di Laura Turrini