Bambini in fattoria

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Agricoltura, ma non solo. “Diversificare” il business aziendale è oggi divenuta una necessità, oltre che un’aspirazione. Ecco il progetto di Alessandra e Diego. 

Affiancare all’attività principale, ossia quella della coltivazione della terra o dell’allevamento di animali, altri segmenti collaterali assume un importante significato tanto in termini di integrazione del reddito quanto sotto il profilo della mitigazione del rischio e, non ultimo, di gratificazione personale. Lo sanno bene Alessandra Ceriali (nella foto), che ha da poco superato i quarant’anni, e il marito Diego che, supportati dall’entusiasmo dei tre figli, hanno intrapreso un affascinante percorso: gestire un’azienda agricola tutta loro, “La nuova casa vecchia” a Tarzo, in provincia di Treviso, con annesso l’asilo nido “Bambini in fattoria”. A raccontarci la bella storia è Alessandra: “Il mio curriculum professionale era ricco di esperienze, prima mi sono cimentata come segretaria ed assistente di direzione in seno a diversi progetti riguardanti lo sviluppo di incubatori aziendali e la gestione di bandi comunitari, poi anche nell’ambito del “sociale”; inoltre, ho maturato diverse esperienze in ambito contabile, gestionale ed amministrativo. Arrivati a quota 3 figli, io e mio marito ci siamo posti la fatidica domanda: cosa avremmo lasciato loro in eredità, oltre alla nostra casetta in centro, a Vittorio Veneto? Ci sembrava, francamente, un po’ troppo poco, ecco quindi che si è illuminata la proverbiale lampadina: mio marito Diego è laureato in agraria, abbiamo così pensato di “sfruttare” il suo percorso di studi e di dedicarci, anima e corpo, a “fare da mangiare”, ossia coltivare ed allevare ciò che diventa cibo”. Dall’idea si è immediatamente passati all’azione: ossia mettersi alla ricerca di una piccola azienda agricola da gestire. Un mondo nuovo, sconosciuto per molti versi, ma affascinante.

Per cominciare da zero bisogna studiare!

Un universo tutto da scoprire. E da studiare, analizzare, approfondire. “ Ho seguito un intenso periodo di formazione – ricorda con soddisfazione Alessandra –, ho studiato libri su libri e frequentato diversi corsi per imparare le principali nozioni sulla figura dell’Imprenditore Agricolo Professionale, sulla gestione di un agriturismo o di una fattoria didattica, sulle normative attinenti alla sicurezza alimentare e a quella sui luoghi di lavoro. Oggi sto seguendo l’iter burocratico per ottenere per la mia struttura la qualifica di “Fattoria sociale”. Siamo il primo e, per quanto ne sappiamo unico, nido in famiglia a livello regionale, giusto progetto sperimentale della Regione Veneto, riferimento DGR 1502 del 2011, gestito all’interno di un’azienda agricola”. Ogni mattina sono tanti i genitori che affidano i loro  bambini ad Alessandra, che li  accudisce con professionalità e grande passione. “Prepariamo insieme il pranzo e giochiamo fino all’ora di andare a casa. Il menù prevede sempre alcuni cibi tipici di nostra produzione, stiamo provando ad aumentare il paniere dell’offerta” ci spiega Alessandra.

Senza fermarsi

Sono già diversi i traguardi di prestigio raggiunti dalla struttura ma altrettanti sono gli ambiziosi progetti in cantiere. “Attualmente è in corso una decisa ristrutturazione aziendale che prevede l’estirpo del vigneto prosecco Docg e successivo avvio di allevamento di capre meticce, selezionate personalmente per doti di rusticità e resistenza, oltre che per la qualità del latte che ci piace sia dolce e  profumato. Stiamo, inoltre, incrementando il nostro frutteto, composto da fichi autoctoni,  meli antichi e moderni e viti, tutti resistenti alle principali  avversità, così da evitare trattamenti con fitofarmaci. Ed ancora, stiamo avviando un  progetto  con vegetali essiccati e sperimentando la produzione di  formaggi derivati dal latte delle nostre capre. Alleviamo anche animali da  cortile e produciamo uova dalle nostre galline al pascolo”, sottolinea la giovane imprenditrice. Ottimi risultati sono stati conseguiti anche in tema di tutela della biodiversità: “Prestiamo particolare attenzione allo sfalcio dell’erba per fienagione e alla conservazione della sostanza organica del terreno grazie all’utilizzo del letame prodotto dalle capre – evidenzia Alessandra –. Oltre che consolidare e rafforzare quanto già portiamo avanti, ci siamo prefissati l’obiettivo di riprendere l’attività di apicoltura e di produzione del miele nonché altre produzioni di nicchia legate sempre al territorio”.

Articolo di Antonio Longo, pubblicato su Imprese Agricole, Novembre 2013