Kiwi, un’annata in chiaroscuro

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Un frutto esotico che, in Italia, esotico non è ormai da anni. Con oltre 25.000 ettari in produzione (cioè con piante di età maggiore ai due anni), il nostro Paese è oggi un punto di riferimento per il mercato del kiwi, tanto da essere il secondo produttore al mondo. La superficie coltivata è aumentata del 2% rispetto al 2017 e, per quanto riguarda l’annata 2018, si stima un totale di 435.175 tonnellate, con un importante +18% sul 2017. Questi i dati emersi nell’annuale incontro con i produttori di kiwi, tenutosi nei giorni scorsi e organizzato dalla Camera di Commercio di Verona, proprio nelle settimane in cui è entrata nel vivo la stagione di raccolta.

“Dopo un 2017 con ingenti danni da gelo, questa stagione si caratterizza per una ripresa produttiva – ha spiegato Elisa Macchi, del Centro Servizi Ortofrutticoli, Cso di Ferrara -. La diffusione della moria nel veronese abbiamo stimato interessi  poco più di 1.200 ettari. Nel 2018 c’e’ un’ulteriore calo delle superfici che già lo scorso anno erano sofferenti (limitatamente a circa 50 ettari). E’ buona la produttività negli appezzamenti esenti da asfissia con una numerosità di frutti nettamente superiore allo scorso anno”.

Il Cso segnala una lieve presenza di Psa (Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, batterio considerato un vero e proprio spauracchio dai coltivatori di kiwi) e cimice I danni causati da questo insetto possono essere rilevabili anche a raccolta avvenuta, all’uscita dei frutti dalle celle frigorifere. In questo caso, si rovina proprio “all’ultimo chilometro” il lavoro di coltivazione e commercializzazione da parte delle aziende agricole specializzate. La cimice asiatica sta colpendo duramente il Veneto: è notizia di questi giorni quella sui gravi danni alle coltivazioni di pere (praticamente su metà del raccolto) subite da molti agricoltori della provincia di Treviso.

Secondo l’esperto Lorenzo Tosi di Agrea (agenzia per le erogazioni in agricoltura dell’Emilia Romagna), la cimice si combatte solo con reti antigrandine e multifunzione che chiudano l’intero impianto e con trattamenti preventivi a inizio stagione o alla prima comparsa dell’insetto.

“Quest’anno tra moria, batteriosi e cimice asiatica, si stima una produzione inferiore del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni – commenta Claudio Valente, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona – occorre stare all’erta perché la domanda c’è e si rischia che siano commercializzate produzioni di importazione. Quanto ai prezzi, l’andamento non e’ ancora chiaro, anche se sicuramente i frutti di alta qualità spunteranno prezzi alti. Sarà un anno di luci e ombre, la comparsa della cimice asiatica non ci voleva”.

Emiliano Raccagni

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