Non più gli agromeccanici nel limbo

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“L’agroalimentare italiano è chiamato a compiere il grande balzo in avanti, alla luce anche della sfida di Expo 2015. Tutto parte però dall’agricoltura e dalla filiera primaria, che vede nelle circa 10mila imprese di meccanizzazione agricola il motore dell’innovazione e la chiave per declinare la sostenibilità ambientale, economica, produttiva e di sicurezza sul lavoro”.

È questa la premessa del presidente di Confai, Leonardo Bolis, che al neoministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, chiede con forza, “da bergamasco a bergamasco”, di adottare “politiche lungimiranti, di ampio respiro, in favore di un comparto che sviluppa 237 miliardi di euro e ne esporta 34 e non può permettersi di fare differenza tra figli e figliastri, relegando le imprese agromeccaniche nel limbo indefinito fra settore agricolo e una visione antiquata che relega nell’artigianato il segmento di aziende che, uniche, ancora innovano”.

“Attraverso le nostre diplomazie – afferma il coordinatore nazionale di Confai, Sandro Cappellini – abbiamo già inoltrato al premier Matteo Renzi il dossier sull’inquadramento dell’imprenditore agromeccanico in agricoltura come misura a costo zero per lo Stato, ma in grado di cancellare disuguaglianze e fenomeni di concorrenza sleale, peraltro in spregio a quanto già riconosciuto dall’Unione europea e, in Italia, dall’Inps. Confidiamo che lo slancio al rinnovamento del presidente del Consiglio non rimanga imprigionato in vecchi schemi che privilegiano logiche logore alle esigenze reali dell’agricoltura moderna”.

“Al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e a tutta la squadra di governo, i migliori auguri di buon lavoro. L’Italia ha bisogno di ritornare al ruolo che le compete in Europa e nel mondo e non rimanere confinata nelle retrovie. Come Confai – conclude Bolis – ci auguriamo di poter partire avvantaggiati, dal momento che lo stesso Martina ci aveva promesso un incontro”.