L’etichettatura obbligatoria piace agli italiani

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La grande maggioranza delle famiglie italiane (80%) dichiara di sentirsi più sicura nel consumare prodotti alimentari che hanno origine nel nostro Paese. Inoltre, in sei famiglie su dieci si è a conoscenza della normativa sull’obbligo di provenienza da riportare in etichetta.

Sono questi alcuni degli aspetti salienti di un’indagine effettuata da Ismea tra settembre 2018 e gennaio 2019, presentata in anteprima nei giorni scorsi nel corso di un’audizione avvenuta presso la Commissione agricoltura della Camera.  Obiettivo della ricerca, ha spiegato il direttore dell’Istituto Raffaele Borriello, è verificare gli effetti della legge sull’etichettatura in vigore in Italia in via sperimentale fino all’aprile 2020 per alcuni prodotti e fornire elementi utili per le prossime azioni di politica economica e legislativa.

La ricerca è stata redatta mediante una consultazione pubblica online sul sito Ismea, che ha ricevuto 88mila visite e raccolto oltre 22mila questionari compilati. A ciò si aggiunge un’indagine demoscopica effettuata su un campione di tremila famiglie, rappresentative delle quasi 25 milioni di nuclei famigliari italiani.

Il direttore dell’Istituto si è soffermato su altri punti, a partire dal fatto che il 90% degli intervistati dichiara che allo stato attuale l’origine della materia prima è chiara e leggibile in etichetta. Se si trova di fronte a un prodotto 100% made in Italy il 75% dichiara di essere disposta a spendere in media il 5% in più all’atto di effettuare un acquisto. E’ alta anche la parte di famiglie (80%) che ritengono alcuni prodotti, come latte fresco e olio, come quelli in cui sia particolarmente importante trovare indicato in etichetta sia il Paese d’origine della materia prima sia quello di trasformazione.

La fiducia nel sistema agroalimentare di casa nostra è confermata anche dal fatto che la quasi totalità dei partecipanti all’indagine crede nell’equivalenza “prodotto italiano” -“prodotto buono, di qualità e fatto nel rispetto degli standard di sicurezza alimentare”.  “Dall’indagine – ha detto Borriello – emerge forte da parte degli italiani la voglia e la necessità di sapere l’origine degli alimenti, che siano italiano o meno in modo da poter scegliere”.

Il tema rimane al centro delle cronache di questi giorni. Il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio ha presentato infatti le nuove norme sull’etichettatura obbligatoria per i prodotti agroalimentari, contenute nel decreto legge Semplificazioni. “Il rapporto Ismea –ha detto Centinaio- conferma che l’etichettatura è ritenuta fondamentale per la scelta del prodotto. L’obiettivo per cui abbiamo lavorato è stato presentare un emendamento per la necessità di indicare in etichetta non solo dove è avvenuta la trasformazione del prodotto ma soprattutto la zona di produzione. Riteniamo importantissimo che il consumatore sia messo nelle condizioni di decidere, scegliere se acquistare un prodotto italiano o meno nel modo più sereno possibile. Pensiamo che questo sia il primo step e vogliamo che questa idea di tutela dei consumatori diventi un’idea europea”.

Il ministro ha anche annunciato di aver comunicato l’emendamento all’Unione, nel rispetto della normativa comunitaria. E’ stata espressa soddisfazione perché anche l’Austria si è aggiunta ufficialmente alla schiera di Paesi che guardano con favore al modello italiano sull’etichettatura, come hanno già fatto Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Lituania, Romania, Finlandia.

”Questi Paesi – ha aggiunto il ministro – non si accontentano più dell’indicazione ‘fatto in Europa’, ma vogliono dare più informazioni e tutela ai consumatori. Anche se questo principio di tutela non deve limitarsi a 8+1 Paesi, ma deve riguardare tutti i consumatori europei. Siamo un continente sotto attacco perché vantiamo caratteristiche di qualità e sicurezza alimentare. L’Unione europea deve da un lato promuovere ma soprattutto garantire i consumatori di avere a tavola qualità certificata”.

Emiliano Raccagni

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