Grano duro, chiesto sblocco dei pagamenti

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I coltivatori di grano duro lamentano forti ritardi relativi al pagamento del contributo speciale stanziato dopo la crisi del 2016. Lo denuncia la CIA-Confederazione Italiana Agricoltori, sottolineando che le domande presentate nel 2017 non hanno ancora ricevuto una risposta da Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura. Da questa premessa, l’appello dell’organizzazione agricola perché si sblocchi al più presto il riconoscimento del fondo speciale, visto come una boccata d’ossigeno per alleviare almeno parzialmente le difficoltà del settore cerealicolo.

“E’ passato più di un anno dallo stanziamento dei fondi destinati al sostegno dei produttori di grano duro per compensare la crisi dei prezzi dei cereali – si commenta dalla CIA -. Gli agricoltori che hanno fatto domanda del contributo a livello nazionale nel 2017 non hanno ancora avuto notizie da Agea e si sentono penalizzati dalla burocrazia e dalle inefficienze amministrative. Il sostegno straordinario era destinato ai produttori che si fossero impegnati ad aderire a un contratto triennale di filiera per favorire le strategie di aggregazione dell’offerta. Anche a motivo di questo vincolo produttivo, il forte ritardo e la mancanza di un riscontro dagli enti interessati sembra ingiustificato. A rischio ci sono lo sviluppo e la crescita di un comparto strategico del Paese, alla base di un prodotto di eccellenza per il Made in Italy, la pasta”.

In un contesto difficile per il settore, si registrano dati produttivi in controtendenza, almeno in alcune zone d’Italia. Come l’Emilia Romagna, dove negli ultimi otto anni la produzione del grano duro è cresciuta del 16% passando dai 3,6 milioni di quintali del 2010 agli attuali 4,2 milioni di quintali, il 10% della produzione nazionale, così da spingere la regione al terzo posto in Italia dietro Puglia e Sicilia. Il dato, secondo un’elaborazione Coldiretti su dati Istat, è spiegabile anche per la necessità di compensare il calo delle importazioni dal Canada.

Inoltre, puntualizza la Coldiretti regionale, “la richiesta delle garanzie sull’italianità della pasta da parte dei consumatori ha portato alla crescita di accordi di filiera tra agricoltori e primarie industrie di pasta con la proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato”. Circostanze tali da far crescere la produzione del grano duro che, pur non potendo azzerare la richiesta di materia prima estera da parte dei pastifici industriali italiani (che si aggira attorno al 30-40% del totale, anche in virtù del maggior contenuto proteico medio per grandi duri provenienti da altri paesi storicamente fornitori dell’Italia), beneficia anche del “boom in Italia per la pasta di grani antichi come il Cappelli, un grano oggi selezionato in purezza dalla bolognese Sis-Società italiana Sementi, le cui semine sono aumentate del 400% raggiungendo nel 2018 i 5.000 ettari.

Emiliano Raccagni

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