Come abbassare i costi di riscaldamento

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La maggior parte degli impianti a biogas agricoli e industriali in Europa utilizza biogas per la produzione di energia elettrica in impianti di cogenerazione (CHP, Combined Heat and Power). Tuttavia, in molti casi il calore dall’unitĂ  CHP – che peraltro è la maggior parte dell’energia prodotta da un motore – non viene utilizzato, ma disperso nell’ambiente. Questo deriva probabilmente da una miopia degli incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile che ha oltremodo sostenuto la produzione elettrica, “dimenticandosi” che il fabbisogno di energia termica in Italia è oltre il 40% del fabbisogno energetico totale. Per rimediare a questa miopia elettrica, le ultime modifiche dei regimi di incentivazione hanno cercato di rivalutare la produzione di calore, sia in Italia che all’estero. Nel caso di un impianto a biogas, l’utilizzo efficiente del calore permetterebbe un ritorno di investimento piĂą veloce, oltre che di raccogliere oggi anche qualche centesimo in piĂą al kWh di incentivo. Obiettivamente vi sono molti ostacoli all’utilizzo del calore in maniera efficiente: la stagionalitĂ , la lontananza delle utenze, i costi. Una stalla di allevamento nelle vicinanze dell’impianto a biogas permetterebbe di utilizzare almeno una parte del calore. Oppure una serra, dove, si sa i costi per il riscaldamento costituiscono una parte preponderante delle uscite dell’azienda. A questo proposito in Germania, a Cismarfelde, non lontano dal confine con la Danimarca, si trova una realizzazione interessante per l’utilizzo combinato di energia solare ed energia da biomasse. L’impianto – che vanta anche radici italiane – è una simbiosi tra una serra fotovoltaica ed un impianto a biogas. La serra fotovoltaica “GRAMMA Effective PV greenhouse” – brevetto dell’azienda italiana Gramma – Green Asset Management – si differenzia dalle normali serre fotovoltaiche perchĂ© permette un irradiamento del 90% nonostante la presenza di pannelli fotovoltaici. Uno dei segreti? Sicuramente la struttura molto particolare dell’impalcatura a cui si aggiunge una ben studiata disposizione delle colture sottostanti. Esperimenti condotti in Puglia con questa tipologia di serra indicano una produttivitĂ  in tutto e per tutto simile ad una analoga serra non fotovoltaica. La novitĂ  del progetto in Cismarfelde consiste nell’accoppiamento di tale serra ad un impianto a biogas pre-esistente. La serra fotovoltaica – 500 m2 coltivati a verdure in idroponia – soddisfa il suo completo fabbisogno calorico grazie al calore cogenerato dal vicino impianto a biogas, a cui essa conferisce l’elettricitĂ  prodotta dall’impianto fotovoltaico. Insomma per quasi dire una serra quasi autarchica.

Andiamo oltre questo esempio tedesco e trasponiamolo in terra italiana, dove attualmente si sta discutendo per dare una forma ai cosidetti SEU, Sistemi Efficienti di Utenza. Sono sistemi di autoconsumo per i quali nello stesso sito ci sono un produttore e un consumatore, che possono essere anche soggetti diversi. In un tale sistema l’energia autoprodotta in situ – calore o elettricitĂ  – non paga gli oneri di trasmissione e distribuzione nĂ© gli oneri generali di sistema, cosa che potrebbe dimezzare il costo effettivo dell’approvvigionamento energetico. In una condizione di SEU, pensate ad una tale serra vicina ad un impianto a biogas o vicino ad un complesso industriale che produce calore di scarto, che poi cede ricevendone in cambio elettricità… una simbiosi energetica vantaggiosa in termini di costo e di ambiente!

Articolo di Maria Luisa Doldi