Vendemmia ai minimi storici ma Italia resta leader mondiale

Vendemmia edizione 2017 certamente sottotono ma l’Italia resta leader mondiale nella produzione di vino. Nei tanti vigneti dislocati lungo la penisola fervono le attività e già si stilano le previsioni sulla quantità e qualità del vino che si produrrà.  Come ogni anno, l’Osservatorio del Vino Ismea – Uiv ha sfornato le sempre autorevoli stime. Complessivamente, si prevede una produzione che si aggirerà intorno ai 40 milioni di ettolitri, quantità in netto calo rispetto alle precedenti annate ma che, comunque, consente all’Italia di mantenere il primato su Spagna e Francia.

Le  elaborazioni  effettuate  tra  la  fine  di  agosto e  i  primi  giorni  di  settembre  stimano  la produzione 2017 a 40,02  milioni  di  ettolitri,  con  una  riduzione  pari a  -26%  rispetto ai  54 milioni  indicati dall’Istat  per  il  2016. Tra i produttori regna un discreto ottimismo circa la qualità del prodotto ma con una buona dose di cautela in quanto i più ritengono i tempi ancora prematuri per tracciare un bilancio “credibile” in termini di qualità e valore. In generale, si delineano perdite minori e qualità migliore nei vigneti curati professionalmente.

“Una vendemmia decisamente complessa, che ha reso difficile la ricognizione in tutte le zone vitate del Paese, caratterizzate da territori e vitigni molti diversi tra loro, – commenta Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, – Un insieme di realtà che hanno vissuto in modo completamente differente il bizzarro andamento stagionale di quest’annata. I cambiamenti climatici su scala globale stanno incidendo in maniera determinante anche sulle pratiche viticole delle nostre aziende; alcuni parametri climatico-ambientali – e, di riflesso, produttivi – si stanno modificando, mettendo in difficoltà i sistemi consolidati di misurazione previsionale dell’andamento produttivo. I dati rilevati ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi. Nonostante un calo produttivo stimato del 26%, invece, secondo le previsioni rimaniamo sopra i 40 mln di ettolitri, confermando il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)”.

“I dati sulle previsioni di produzione del vino per il 2017 evidenziano un calo a livelli raramente registrati in passato e un impatto sulla qualità del prodotto variabile a seconda delle zone, per effetto delle avversità climatiche che hanno colpito il nostro Paese. I numeri, però, vanno sempre inquadrati in un contesto più generale – afferma Raffaele Borriello, direttore generale ISMEA. Il vino italiano da molti anni registra una performance positiva, soprattutto in termini di riconoscibilità e affermazione sui mercati esteri: l’export italiano ha raggiunto valori storici e anche quest’anno i dati indicano una crescita tendenziale maggiore del 6% in volume e in valore, prefigurando la possibilità di raggiungere la soglia dei sei miliardi di euro entro fine anno. Il rafforzamento del sistema produttivo e imprenditoriale degli ultimi anni consentirà al comparto del vino italiano di reagire a quest’annata meno favorevole. È necessario, tuttavia, non trascurare la portata degli effetti dei cambiamenti climatici sui redditi degli agricoltori, proponendo anche per il settore del vino sperimentazioni e strumenti innovativi per la gestione dei rischi a tutela del ricavo aziendale”. 

Alla resa dei conti, se le previsioni troveranno piena conferma sui campi, si registrerà il minimo storico nazionale  degli  ultimi  50  anni,  con riduzioni di oltre  il  20%  in  quasi  tutte  le  regioni.  Fanno eccezione,  al  Nord,  Veneto,  Friuli Venezia  Giulia  e Trentino  Alto  Adige  dove  la maggiore  riserva  di  acqua e  l’entrata  in produzione  di nuovi  impianti  hanno  parzialmente contenuto  le perdite;  al  Sud,  invece, perdite  inferiori  alla  media  si  registrano  in  Campania, regione  che  già lo  scorso  anno  era stata  oggetto di  problemi  climatici.

Di Antonio Longo

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