Un progetto di food forest

0
593

Un posto per api e farfalle, dove vivere e passare momenti felici, tra miele ed erbe aromatiche. Butterflies Rest è l’iniziativa con cui la trentaquattrenne Giulia Lo Pinto e suo marito Nathan Mann portano avanti il loro progetto in Umbria, precisamente a Santa Maria di Burano, una frazione a 750 metri di altitudine nel comune di Gubbio.

“L’azienda agraria Butterflies Rest – racconta l’imprenditrice umbra – nasce da un sogno, mio e di mio marito. Il nostro obiettivo è quello di sostenerci lavorando con la natura e seguendo le pratiche della permacultura e dell’agricoltura biologica. La nostra attività agricola è stata avviata a febbraio di quest’anno ed è nata su un terreno abbandonato da anni e ricoperto da rovi ed edera in Umbria, nel comune di Gubbio, a Santa Maria di Burano. Il nostro punto di forza vuole essere la biodiversità, in termini di coltivazioni, attività e animali, il tutto in una quantità di terreno limitata. Siamo una piccola azienda, ci prendiamo cura di poco più di un ettaro di terreni, ma abbiamo in progetto anche di aprire un bed and breakfast, con almeno un paio di stanze, per dare la possibilità a chi ci viene a trovare di poter clienti di raccogliere i frutti del nostro orto”.

Un sogno che si sta costruendo, a piccoli passi, ma che confida di poter presto mettere delle solide radici in zona. “Siamo entrambi novelli in ambito di agricoltura, solo tanti libri e articoli – spiega Giulia Lo Pinto, parlando anche a nome del marito Nathan -. La nostra è una passione nata per caso, alla ricerca di un tipo di vita diversa, che ci renda felici. Provenendo da un settore completamente diverso, le difficoltà non sono state poche, dalla burocrazia fino agli investimenti economici, passando all’atto pratico. Ma i sogni ci sono e la nostra voglia di fare ci ha fatto raggiungere alcuni traguardi molto soddisfacenti, come il pollaio/villa costruito da mio marito utilizzando solo bancali e materiale riciclato. Il nostro obiettivo per il prossimo anno è quello di avviare la coltivazione di piante aromatiche, nonché la creazione di un laghetto per incrementare la biodiversità e di approfondire l’idea di una fattoria didattica, con l’aggiunta di un paio di caprette alla nostra famigliola. Puntiamo a studiare e far conoscere metodi di agricoltura diversi, rispettosi dell’ambiente e a volte molto più produttivi di quelli tradizionali. Per noi è fondamentale il rispetto per la natura e per gli animali.”

La parola chiave del progetto di Giulia Lo Pinto e Nathan Mann è “Food Forest”, e qui provano a chiarire in cosa consiste e come intende svilupparsi anche in futuro questa loro idea. “Abbiamo chiamato l’azienda Butterflies Rest – illustra Giulia Lo Pinto – proprio perché vogliamo che questo resti sempre un posto dove le farfalle continuino a posarsi, indisturbate dalla nostra presenza. L’attività principale rimarrà la coltivazione di lavanda per produrre olio essenziale, su circa un ettaro di terreno, consociata con un sovescio di trifoglio come extra supporto per le api. Il nostro progetto innovativo è quello di una Food Forest, una piantagione di alberi misti da frutto e non solo, unitamente ad orticole e a un pollaio con galline e anatre. Abbiamo anche cinque famiglie di api e speriamo il prossimo anno di avere una buona scorta di miele. Per noi Food Forest è la creazione di un ecosistema che riproduce una foresta, seguendo quello che farebbe la natura. Abbiamo iniziato con un primo livello, piantando una ventina di alberi, si aggiungeranno poi cespugli, erbe aromatiche, funghi e ortaggi perenni. La consociazione di alcuni fiori e piante aromatiche ci aiuta nella lotta naturale contro alcuni parassiti. Per adattare l’idea della Food Forest ad una attività agricola abbiamo degli spazi dedicati ad ortaggi annuali e il progetto sarà quello di lasciarne alcuni, fino a fine produzione, permettendo che si autoriproducano da seme. Il tutto ovviamente senza l’uso di pesticidi. Questa idea della Food Forest è nata appunto dalla nostra volontà di avviare una attività agricola che fosse in grado di integrarsi e lavorare con l’ecosistema già presente. Un sistema che dopo anni si autosostenterà, riproducendo appunto l’idea di una foresta, in cui le associazioni naturali di piante, fiori e frutti troveranno da soli un equilibrio.”

Sanzia Milesi