Tra passato e futuro

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Anticamente, era un borgo medioevale, adiacente al convento di San Lorenzo alle Grotte, noto già dal 998. Secondo una tradizione orale, fu distrutto da un incendio nel XV secolo. Uniche testimonianze rimaste sono la Chiesa di San Lorenzo a Vigliano e l’omonima villa ricostruita sulle ceneri del monastero, oltre al borgo. E fu proprio il borgo che nel 1980 fu trasformato nell’attuale tenuta dell’azienda vitivinicola “Le Torri”.

“L’azienda nacque in seguito all’acquisto e alla fusione di tre proprietà, che già producevano vino, e si dedicò alla produzione vinicola dal 1982, – ci spiega l’amministratore Beatrice Mozzi -. Nella sua storia l’azienda ha sempre gestito direttamente ques’attività con scelte coraggiose, puntando alla qualità, con costi maggiori, mantenendo inalterato il rispetto per le tradizioni, l’ambiente e la natura. Esempi di queste scelte sono da riscontrarsi nello Spumante Rosè, nato dalla volontà di utilizzare i grappoli provenienti dal diradamento delle uve, che viene eseguito pre vendemmia, o il nuovo nato Xero, nato nell’annata 2017, per evidenziare come l’uomo, e nel caso specifico l’azienda Le Torri,  trasformi gli eventi sfavorevoli, in questo caso la siccità, come suggerisce il nome dal greco, in vere opportunità. Il filo conduttore è di rivivere il passato con una veste nuova, attraverso l’antica tecnica di appassimento delle uve, pratica enoica etrusco romana, tramandata attraverso la tecnica del governo alla toscana, unita a moderne conoscenze bio enologiche di conservazione della sanità”.

Il passato si intreccia, in maniera indissolubile, con la modernità. “Siamo stati tra i primi ad installare pannelli fotovoltaici, – aggiunge Beatrice – non abbiamo mai partecipato a bandi pubblici per le energie alternative, probabilmente li utilizzeremo per renderci autosufficienti a livello energetico. Il nostro progetto futuro è di apporre ai tetti della cantina e dell’agriturismo pannelli fotovoltaici, riuscendo così a utilizzare il più possibile energie alternative”.

Una giovane donna al timone di un’azienda dal passato illustre e dal promettente futuro. “Credo che oggi in Italia vi sia, innanzitutto, uno “sfasamento” tra la produzione primaria, la trasformazione e la commercializzazione, pertanto il mercato non rispetta i costi di produzione, – osserva la Mozzi, – inoltre, la burocratizzazione è davvero eccesiva. Un esempio? La realizzazione di un vigneto deve passare, oltre che attraverso gli enti agricoli preposti, anche, il più delle volte, attraverso gli uffici urbanistici dei comuni, rendendo la pratica simile a quella della costruzione di un immobile, che per un vigneto diventa difficile ed onerosa. Altro ostacolo, secondo la mia modesta opinione, è rappresentato dal fatto che ci sono più di 10 enti di controllo che  possono controllare la medesima attività all’interno di un azienda agricola, non tutti con la medesima interpretazione della normativa di riferimento”.

Suggerimenti? “Un miglioramento può sicuramente essere l’alleggerimento delle pratiche burocratiche ed una maggior tutela delle produzioni italiane in sede europea ed extraeuropea, – risponde Beatrice – oltre ad una normativa che regoli i prezzi minimi e massimi di vendita dei prodotti agricoli a protezione dei produttori, che significherebbe anche una maggior protezione di qualità nei confronti del consumatore. Purtroppo vedo una graduale scomparsa delle piccole e medie aziende, perché non riescono a sopravvivere in questo tipo di mercato. Soprattutto in Toscana, si assiste ad un’eccesiva parcellizzazione dei marchi, difficilmente riconoscibile e di difficile spiegazione al consumatore finale. Servirebbe una maggiore promozione del marchio Italia”.

di Antonio Longo

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