Segata e spaccata vale di più

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Poter trasformare la legna da ardere in pezzature commerciali, magari già sul piazzale di raccolta, è un’interessante opportunità per l’azienda boschiva. Con un investimento contenuto se si impiegano le sega-spacca.

L’interesse per la legna da ardere come combustibile “sostenibile” è in continua crescita, anche per la comparsa sul mercato di nuovi e più efficienti stufe per il suo sfruttamento per la produzione di calore. Di conseguenza, sono in deciso aumento le imprese boschive che si dedicano in misura prevalente alla sua produzione. In bosco, la legna da ardere viene lavorata prevalentemente a “legno corto”, cioè con pezzature dei tronchi di lunghezza variabile tra uno e due metri; per poter essere commercializzati, devono pertanto essere ulteriormente segati alla lunghezza commerciale, mentre quelli di diametro maggiore devono essere sezionati in pezzi più piccoli. Sono operazioni che devono essere convenientemente eseguite prima che l’umidità della legna si riduca eccessivamente, perché il legno alla stato fresco oppone meno resistenza alla lavorazione di quello stagionato. Si tratta di interventi che le imprese boschive finora affidavano a grossisti per la commercializzazione del legname al dettaglio; attualmente, sia per la loro diversa organizzazione, ma anche per accorciare la filiera e aumentare il valore aggiunto del prodotto venduto, sempre più di frequente sono le stesse aziende che si dotano di macchine per la depezzatura e l’eventuale spacco del legname. In effetti, è un investimento che a conti fatti si dimostra estremamente vantaggioso, proprio perché consente di meccanizzare una fase che viceversa risulterebbe onerosa in termini di tempo e di costi. Del resto, le macchine disponibili in proposito permettono un’ampia scelta, in grado di soddisfare le esigenze di imprese differenti per dimensione, attività prevalente e modus operandi. Importante risulta essere la locazione dove si vuole eseguire il taglio e lo spacco: se eseguiti all’imposto (cioè sul piazzale di concentramento del legname), è conveniente optare per un modello azionato dalla pdp del trattore, oppure in alternativa equipaggiato di motore endotermico autonomo. Se viceversa si vuole eseguire la lavorazione in un deposito, la scelta più opportuna deve essere orientata verso una macchina che lavori a punto fisso, azionata da un motore elettrico, e inserita in una linea di lavorazione completa. Le macchine per la lavorazione della legna da ardere possono essere sostanzialmente classificate in 3 gruppi principali: le sezionatrici, che eseguono solamente il taglio dei tronchi; le spaccalegna, per il solo spacco dei tronchetti, e le combinate (sega-spacca) che realizzano entrambe le lavorazioni. In quest’ultimo caso, la scelta è molto vasta, e spazia dai modelli più semplici, costituiti da una sega a catena e un cilindro idraulico di spinta sulla finestra di spacco, sino a veri e propri centri di lavorazione del legname, completamente meccanizzati e basati su nastri di alimentazione dotati di sensori di rilevazione delle misure dei tronchi, per adattare sia il taglio che lo spacco, in modo da ridurre al minimo gli scarti. In questo caso, non essendoci limitazioni di spazio, l’organo di taglio è normalmente costituito da una sega a disco. Talvolta, per velocizzare il processo sono presenti due dispositivi di spacco affiancati; infatti la fase di sezionatura è più lenta rispetto al taglio.

Articolo di Gianluca Gaiani

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