Presente e futuro della filiera Biogas

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Negli ultimi anni lo sviluppo della filiera del biogas in Italia ha avuto un andamento molto dinamico e positivo. Secondo dati del GSE, l’Italia sarebbe il terzo produttore mondiale di energia elettrica derivante da impianti di biogas e il secondo in Europa, dopo la Germania, con impianti distribuiti soprattutto nel Centro-Nord. Una fotografia di fine 2014 indica che in Italia vi sono quasi 1800 impianti, per una potenza elettrica installata di circa 1400 MW. La produzione primaria di biogas ammonta (dati 2013) a 1815 kTepel su un totale europeo di 13.379 ktep.  Secondo dati del GSE il biogas italiano oggi genera 12000 posti di lavoro, indotto escluso. L’agricoltura, con i suoi poco più di 1300 impianti, porta il maggior contributo alla produzione nazionale: quasi 1000MW di potenza installata. “Una centrale nucleare siamo riusciti a farla!” commenta Sergio Piccinini – Centro Ricerche Produzioni Animali  CRPA – intervenuto al Bioenergy di Cremona. Quasi il 62% del biogas agricolo ha una dieta in co-digestione di sottoprodotti e prodotti (colture energetiche); circa il 18% usa solo reflui zootecnici; circa il 90% è situato in Pianura Padana, un territorio che, per i settori economici che ha sviluppato, ha una sorta di “vocazione” per il biogas. Secondo dati di CRPA, in Italia sarebbero disponibili 130 milioni di tonnellate/anno di effluenti zootecnici in produzione continua e di questi circa 92 milioni sono prodotti in Pianura Padana. Non solo. La Pianura Padana produce anche la maggior parte dei sottoprodotti agroindustriali in Italia: 3.800.000 tonnellate/anno di sottoprodotti dalla lavorazione di olive, uva, pomodori e frutta e 8 milioni tonnellate/anno di siero di latte. La maggior parte di questi prodotti può essere avviato alla digestione anaerobica. “Tutti questi sottoprodotti della zootecnia e dell’industria agroalimentare sono una miniera ecologica – afferma Piccinini – non solo per produrre energia rinnovabile, ma anche per produrre nutrienti, ovvero tramite il recupero di azoto, fosforo, carbonio, acqua e tutte le molecole che possono essere interessanti per la chimica verde”. Anche in termini di produzione potenziale di biometano, ci troviamo di fronte a una miniera. Le quantità sopra indicate potrebbero dare origine a 8 miliardi m3 anno, ovvero il doppio della produzione nazionale di gas fossile.

Il futuro del biogas? Il biogas fatto bene

Fare il biogas bene significa adottare una molteplicità di misure ben descritte in un documento pubblicato dal CIB – Consorzio Italiano Biogas – di cui qui ne scegliamo tre in particolare, che vedono l’agricoltura protagonista:

  • fare più fotosintesi, ad esempio reintroducendo le seconde colture o le colture di copertura;
  • aumentare la sostanza organica nel suolo, ad esempio riportando in maniera oculata nel suolo il carbonio sottratto con la coltivazione (tramite l’uso di digestato o praticando la semina su sodo e le minime lavorazioni);
  • ridurre l’utilizzo di energia fossile, ad esempio utilizzando il digestato come alternativa ai concimi chimici, biocarburanti per la trazione agricola e utilizzando minerali estratte dal digestato.

Il biogas, per avere futuro, deve (anche) rispettare queste regole e solo in quest’ottica esso si può inserire in una economia circolare che vede la terra come punto di partenza e di ritorno, che offre alla agricoltura la possibilità di aprirsi nuove nicchie produttive, riacquistare una certa indipendenza energetica ed economica, producendo di più ma inquinando meno. E non è forse questo il concetto di “sviluppo sostenibile” a cui siamo continuamente chiamati dalla FAO e dalla Commissione Europea, unica via per affrontare un’umanità in crescita e un clima che cambia senza distruggere il Pianeta?

Articolo di Maria Luisa Doldi