Più frutta nelle bibite

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L’emendamento approvato in Commissione Agricoltura alla Camera che innalza dal 12 al 20 per cento la quantità minima di frutta che deve essere contenuta nelle bibite prodotte e commercializzate in Italia è certamente importante, ma il problema ora è quello di ottenere il parere di compatibilità del provvedimento da parte dell’Ue. Su questo tema, purtroppo, già in passato la Commissione europea ha espresso la sua contrarietà. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Avere più frutta nelle bevande analcoliche indubbiamente migliora la qualità del prodotto, tutela i consumatori e dà garanzie ai produttori agricoli -spiega la Cia- ma, senza il consenso di Bruxelles, la misura rischia di essere inefficace.

Più in generale, per una corretta informazione nei confronti dei consumatori e per meglio salvaguardare i nostri produttori di frutta, è quanto mai necessario che vengano presto presi provvedimenti al fine di rendere più visibile e rafforzare la filiera italiana, dal campo allo scaffale -aggiunge la Cia-. Basti pensare che oggi, su frutta e ortaggi freschi, al produttore va in media il 18 per cento circa del prezzo finale che i consumatori pagano al supermercato. Una quota di valore che negli ultimi dieci anni è scesa di oltre 5 punti, mentre hanno continuato a crescere i costi di produzione, è aumentato l’import “low-cost” soprattutto dal Nord Africa e gli agricoltori si sono trovati a fare i conti anche con ricorrenti crisi di mercato e con cambiamenti climatici sempre più repentini con effetti diretti sulle produzioni.

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