Nuove possibilità per l’Italia rinnovabile

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Dopo oltre due anni di attesa è arrivato il decreto sugli incentivi per il biometano. Poco prima delle festività i ministeri Sviluppo Economico, Agricoltura e Ambiente hanno firmato il decreto che definisce modalità e quantità di incentivazione della produzione del biometano in Italia. Tre le vie di incentivazione, a seconda che il biometano venga utilizzato per la cogenerazione, sia immesso nella rete nazionale del gas oppure sia utilizzato per autotrazione. Quest’ultima la modalità favorita, anche perché con le potenzialità italiane in quanto a sviluppo dei trasporti su strada a gas, il biometano potrebbe permettere alla Nazione di raggiungere l’obiettivo al 2020 del 10% di energia rinnovabile nei trasporti che, altrimenti, rischia di essere raggiunto solo tramite biocarburanti di importazione e dubbia sostenibilità. Il biometano permetterebbe dunque un affrancamento dall’utilizzo di combustibile fossile per autotrazione, ma non solo. Grazie alla sua versatilità, per cui può essere miscelato o sostituito anche al gas naturale, esso permetterebbe anche un affrancamento dall’utilizzo di tale gas di origine fossile, di cui il Bel Paese importa 70,3Gm3 contro una produzione nazionale di 8,4Gm3 (dati 2011). Passare ad una produzione ed utilizzo di biometano significherebbe dunque un passo verso l’indipendenza da fonti fossili. Significherebbe anche un passo verso l’indipendenza energetica, visto che le materie prime da cui si produce metano sono molto spesso le materie prime da cui si produce anche il biogas: colture energetiche, sottoprodotti agricoli e zootecnici, sottoprodotti dell’industria agroalimentare e forsu sono materie che in Italia, come dovunque, vengono continuamente prodotte, sono rinnovabili e spesso costituiscono un problema da gestire. Poter utilizzare tali materie valorizzandole per la produzione energetica, guadagnandoci in indipendenza dal fossile e dalle importazione dall’estero è sicuramente una possibilità da salutare con entusiasmo. A patto che il tutto sia “fatto bene”: ovvero che l’azienda agricola possa continuare nel suo ruolo di produttrice di alimenti e foraggi. Ma questo il decreto sembra considerarlo, incentivando la produzione di biometano  da quei digestori che utilizzano sottoprodotti, hanno dimensioni ridotte e sono integrati nelle aziende agricole. Anzi: all’azienda agricola si riconosce anche la possibilità di smerciare direttamente il biometano, per poterlo utilizzare come combustibile per autotrazione. I vantaggi del biometano non si fermano qui: per via della sua natura trasportabile, stoccabile e programmabile il biometano si presta egregiamente a fare da “spalla” alle altre rinnovabili non programmabili quali sole e vento, fornendo dunque un complemento ideale per una produzione energetica rinnovabile stabile. Integrare tale produzione energetica nella filiera agricola, senza intaccare il ruolo della agricoltura di produttrice di alimenti e foraggi, potrebbe aumentare il pil agricolo e, secondo stime dell’Osservatorio Agroenergia 2013, potrebbe permettere di coprire il 5-10% del nostro consumo lordo di energia al 2020.

Tanti sono i passi verso un futuro sostenibile resi possibili dallo sviluppo di una filiera del biometano. Si svilupperà tale filiera? Nelle prossime settimane verranno pubblicati i decreti attuativi per l’effettiva attivazione del Decreto. Qualora non si creassero pastoie burocratiche, trabocchetti o quant’altro, potrebbero veramente crearsi in Italia le condizioni per dare il via ad una filiera nazionale del biometano.

Per maggiori dettagli sulle modalità di incentivazione vi invitiamo a consultare QUI il testo del Decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale il 5 dicembre 2013.

Articolo di Maria Luisa Doldi