Nuova politica agricola UE

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Continua la riflessione da parte dell’Osservatorio economico di UNICAA, organizzazione al servizio delle imprese agricole nata da un’alleanza tra Uniagronomi, Confcooperative e Unima.
Sono passati quattro mesi dalla presentazione della proposta di riforma della Politica agricola comune (PAC) post 2013 da parte della Commissione Europea. L’Osservatorio economico di UNICAA, organizzazione al servizio delle imprese agricole espressione di Uniagronomi, Confcooperative e Unima rilascia ulteriori approfondimenti. Giambattista Merigo, Presidente di UNICAA, sintetizza: “Per gli agricoltori italiani ed europei si profila un futuro con meno aiuti pubblici e più mercato, la caratteristica più evidente della nuova PAC è infatti data da una sensibile riduzione del tradizionale sostegno diretto al reddito dei produttori e da una forte incidenza della cosiddetta componente verde degli aiuti o greening. Avrà luogo peraltro un processo di convergenza del valore unitario dei sussidi verso parametri comuni a tutti gli Stati membri”.
“A fronte di aiuti ridotti in media a poco più di 250 euro per ettaro – aggiunge Danilo Pirola, direttore di UNICAA – nei prossimi anni il reddito dei nostri agricoltori sarà sempre più legato alle pure dinamiche di mercato dei singoli prodotti.  Se poi si tiene conto che, per conformarsi ai nuovi vincoli ambientali, alcune aziende agricole potrebbero arrivare a sostenere costi aggiuntivi per alcune centinaia di euro ad ettaro, in questo caso ci troveremmo di fronte ad uno scenario inatteso: quello della rinuncia agli stessi contributi della PAC da parte di un certo numero di agricoltori europei. Questa opzione potrebbe caratterizzare, ad esempio, gli agricoltori di aree con un’agricoltura intensiva e ad alta produttività”.
Per UNICAA, destinare a “inverdimento” il 7% delle superfici aziendali comporterebbe riduzioni nei raccolti non accettabili in regioni intensamente coltivate, come il Nord Italia o ai Paesi Bassi, dove non esistono porzioni di terreno attualmente improduttive da destinare a pratiche di carattere esclusivamente ambientale. Il dibattito tra gli Stati membri sta nascendo e le istituzioni comunitarie si sono date circa un anno di tempo per apportare correttivi alla proposta.