Marzo più freddo per i prezzi agricoli

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Il mese di marzo ha portato ad una piccola crescita dei prezzi agricoli: si è registrato, infatti, solo uno 0,1% contro una perdita del 2,3% in un anno.

L’Ismea, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, ha rilasciato i dati relativi ai prezzi agricoli per  marzo 2012. Su base mensile, marzo ha comportato solo una piccola correzione al rialzo per i prezzi agricoli. In media uno 0,1% di crescita, rilevato dall’Ismea alla prima fase di scambio, che rivela una brusca decelerazione rispetto al +0,5% di febbraio.
Su base annua l’indice, attestatosi a 131,1 (base 2000=100), ha fatto invece segnare una contrazione del 2,3%, nettamente più accentuata rispetto al -1,4% tendenziale di febbraio.
Si allarga dunque il divario negativo dei prezzi rispetto all’anno scorso, anche se l’andamento di marzo riflette dinamiche contrapposte, confermate da un calo (-6,4%) per le produzioni vegetali e da un aumento (+2,4%) per i prodotti zootecnici. Queste variazioni di segno opposto emergono anche su base mensile, con una crescita dello 0,4% dei prezzi del bestiame vivo e dei lattiero-caseari nel complesso e una flessione dello 0,5% nel comparto delle coltivazioni.
In dettaglio, marzo ha fatto emergere riduzioni di prezzo dell’1,6% per i cereali e del 3,5% per la frutta, mentre sono rincarati, rispetto a febbraio, ortaggi (+6,7%) e vini (+2,7%) , sono aumentati prezzi degli oli di oliva (+0,6%).
Ad eccezione degli avicoli, in calo dell’8,1% rispetto a febbraio, le quotazioni del bestiame vivo hanno registrato aumenti diffusi: dai bovini (+0,9%) ai suini (+3,2%), con punte del 5,5% per gli ovi caprini. In calo dello 0,7% i prezzi alla produzione di latte e derivati, con ribassi per i formaggi grana, ma soprattutto per il burro.
Rispetto al marzo 2011 l’Ismea rileva variazioni negative del 12% per i cereali e del 13% per la frutta e ancora più evidenti sono i ribassi degli oli di oliva (-21,4%), mentre i vini spuntano un forte aumento, con un rincaro medio del 37,5%. Prezzi in calo del 2,1% per i lattiero-caseari. Al contrario il bestiame vivo rincara mediamente del 6,7%, grazie soprattutto a un livello più elevato delle quotazioni alla prima fase di scambio per i capi suini (+10,2%) e per i bovini (+4,2%).
In generale il mercato del bestiame vivo riflette, negli aumenti rilevati a marzo, le condizioni di scarsa offerta registrata a livello europeo, soprattutto nel comparto bovino, seppure in un contesto di ulteriori tensioni sul fronte dei costi di produzione.
Gli oli d’oliva subiscono le pressioni alla vendita da parte dei produttori spagnoli, ma il panorama del mercato dei cereali è più calmo, in previsione sia di buoni raccolti, che di semine in Italia, l’unico comparto un po’ in difficoltà è quello risicolo, dove i  livelli attuali di prezzo per i risoni sono scesi di quasi il 30% rispetto all’anno scorso.
Fonte dati: Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).