L’idea del “marchio Italia”

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“Anche questo ministero ha avuto dei limiti, non ne faccio una questione di persone ma di capacità di condurre per mano tutti i soggetti in passaggi complicati: verrebbe da dire ‘ora o mai più’, perché’ questo è il momento di fare un salto di qualità”. Maurizio Martina, neo ministro dell’agricoltura, parte da queste considerazioni nel presentare il suo ruolo, o meglio come vorrebbe intenderlo, a pochi giorni dalla nomina alla guida del dicastero delle Politiche Agricole.

Intervenuto alla presentazione dei dati trimestrali del settore a cura di Ismea e Unioncamere, Martina ha concesso alcune anticipazioni sulla sua volontà di affrontare aspetti cruciali per la competitività del settore primario italiano, che considera pronto a risalire la china dopo anni difficili e nella necessità, da nord a sud, di un piano di azione che definisce ragionato, coordinato e strategico.

“Quando quel tessuto formidabile di piccole e medie imprese –dice il Ministro- che adesso ha subito un colpo tremendo, ha sperimentato l’aggregazione vera sono state fatte azioni molto efficaci. Non abbiamo oggi grandi player nazionali in grado di farlo, quindi bisogna che spingiamo su questa direzione. Mi piacerebbe essere il celebrante di un matrimonio che possa portare a una visione unitaria nazionale da parte di tutti gli attori in campo”.

Affermazioni che paiono suffragate dai dati congiunturali che confermano come, all’interno della catena del valore della filiera, l’agricoltura risulti la più penalizzata: su 100 euro di spesa di prodotti freschi, al produttore nel 2013 ne sono rimasti 1,8 al netto di salari e ammortamenti.

Il marchio Italia

”Dobbiamo aggredire il problema dei rapporti di filiera – ha detto il ministro, riferendosi a produttori, trasformatori e distributori – dove ognuno ha avuto qualche responsabilità ed è arrivato il tempo perché ognuno faccia la sua parte per costruire uno scenario nuovo e consapevole”.  Martina ha ricordato che le occasioni per fare questo ci sono, dalla Pac al ‘collegato’ all’agricoltura, all’export dove la parola d’ordine deve essere aggregazione. ”Penso che l’agroalimentare -ha precisato – sia un pilastro della ricostruzione del rilancio di questo Paese”. Non sono mancati anche alcuni riferimenti “programmatici”. A partire dalla questione delle quote latte, sulla quale Martina ha già annunciato l’inizio di una riflessione con i protagonisti del settore in vista della fatidica scadenza del 2015. O di nuove idee, come quella di lanciare un marchio “Italia” che valorizzi le eccellenze agroalimentari del paese e le tuteli nel mondo, per il quale il Ministro ha annunciato la volontà di costruire una sperimentazione coinvolgendo le maggiori Dop nazionali, per rappresentare “ancora meglio” il meglio del Paese.

Obiettivo Expo

Infine, doverose le riflessioni su Expo 2015, per il quale Martina si è occupato fino a pochi giorni fa con il ruolo di Sottosegretario nel Governo Letta. “Expo 2015 di Milano sarà una grande occasione per l’Italia per mostrare il meglio del suo saper fare in campo agroalimentare.  In vista dell’importante appuntamento dovremo mettere a punto una serie di azioni per il Made in Italy da una parte e dall’altra per l’export. Abbiamo fatto dei passi avanti e nelle prossime settimane perfezioneremo questo lavoro, ma io mi batterò come un leone fino al primo novembre 2015, quando l’esposizione chiuderà i battenti, perché sia sempre più chiaro che quello è uno strumento innanzitutto per il mondo agricolo e agroalimentare italiano”. Secondo Martina infatti, l’Expo va intesa ”proprio nell’ottica di definire un senso strategico, una tabella di marcia, un orizzonte, una visione di quello che vogliamo essere di qui a qualche anno, ben sapendo che questo è un settore formidabile che può fare la differenza nel modello di sviluppo del nostro Paese per le potenzialità incredibili che ha, ben oltre i suoi problemi e i suoi limiti, che ci sono e su cui dobbiamo lavorare”.

Articolo di Emiliano Raccagni