L’altra produzione agroalimentare italiana

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Secondo i dati dell’ultimo censimento, in Italia si allevano 6 milioni di bovini, circa 9 milioni di suini e 160 milioni di avicoli. Sono numeri di cui l’agricoltura può andare orgogliosa e che spesso sono alla base delle produzioni di alcune eccellenze italiane. Il rovescio della medaglia: si producono circa 130 milioni di deiezioni annue di cui 92 milioni concentrate nel nord del Paese, dove è presente il 72% della zootecnia italiana, ma dove anche sono più forti i sintomi della presenza dei nitrati nelle acque e  di ammoniaca in atmosfera. L’agroalimentare italiano conta anche altre produzioni. Ogni anno 3,8 milioni di tonnellate di prodotti secondari di origine vegetale derivano dalla lavorazione di olive, pomodori, vite e altri prodotti considerati anch’essi tra le eccellenze italiane; dalla lavorazione dei macelli derivano ogni anno 1,2 milioni di tonnellate di prodotti secondari e infine non dimentichiamo gli 8 milioni di tonnellate di siero di latte delle produzioni caseari.  “Si tratta di biomasse rinnovabili nel vero penso della parola: ogni anno vengono prodotti, tendenza in crescita visto l’andamento – per fortuna positivo – del made in Italy agroalimentare“ afferma Sergio Piccinini, (Centro Ricerche Produzioni Animali S.p.A.) :intervenuto al recente convegno “Bioenergie: quali prospettive per l’agricoltura e l’impresa italiana”. Se fino a poco tempo fa molti di questi prodotti rappresentavano un costo da smaltire, oggi per la maggior parte di essi esiste un metodo di valorizzazione, nell’ottica di una vera filiera in cascata: l’impianto a biogas.

Il biogas italiano è il terzo al mondo per quantità prodotta, dopo Cina e Germania. Vi sono censiti in Italia 959 MW e oltre 1300 impianti operativi. Da sola l’agricoltura produce  tutta l’energia elettrica di cui ha bisogno. Se a questa produzione aggiungiamo quella dal solare fotovoltaico e da altri impianti rinnovabili che l’agricoltura ha in funzione, si può affermare che l’agricoltura italiana è elettricamente non solo indipendente, ma un produttore netto. Quali le potenzialità di sviluppo? Tenendo presente che tutte le materie elencate prima sono prodotte annualmente e aggiungendo ad esse le colture energetiche derivanti da quei circa 400 mila ettari effettivamente dedicati, si ottiene una produzione potenziale di biogas che equivale al 10% di tutto il gas che consumiamo in un anno, ovvero circa 8 milioni di m3. Ma oggi si va oltre il biogas. Dalla sua depurazione deriva il biometano, anch’esso dalle enormi potenzialità non solo per l’agricoltura, ma per tutto il settore dei trasporti. „L’Italia è insieme alla Germania, la Nazione in Europa che più ha interesse a che parta la filiera. In Italia  essa non è ancora partita; in Germania vi sono modelli di trattori a biometano già presentati alla fiera di Hannover due anni fa. Eppure il biometano potrebbe essere un altro dei grandi attori della bioeconomia italiana. E non solo per il comparto agricolo!. Così afferma Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas e anch’egli intervenuto alla conferenza: “Chiediamo che, al posto di far pagare un miliardo di euro al nostro paese per importare olio di palma dall’estero, si riporti il lavoro a casa!”.

Articolo di Maria Luisa Doldi