La signora dell’Olio Made in Marche

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Portavoce nazionale Cna Agroalimentare, nonché membro nel direttivo del neonato Consorzio Olio Marche IGP per promuovere la cultura e il consumo dell’olio marchigiano – ad oggi 66 aziende associate, con una prevalenza di agricoltori – Francesca Petrini è nata in Ancona cinquant’anni fa, nel 1970, e da ben 30 anni si occupa di olivicoltura all’interno della sua azienda Fattorie Petrini.

“Insieme a mio fratello Cristiano – spiega – rappresento la terza generazione di produttori di olio. Anche se in realtà, prima della fine degli anni Ottanta, la mia famiglia si dedicava a questo nobile alimento in maniera non prevalente, visto che mio nonno era un fine commerciante e mio padre un industriale della gomma. Tuttavia l’amore per la terra, per Monte San Vito e per la sua antica tradizione olivicola me l’hanno inculcata da piccola, così come il piacere della buona tavola. La Fattoria Petrini è dunque un’azienda olivicola biologica pluripremiata con sede a Monte San Vito in provincia di Ancona dove insistono gli uliveti e il frantoio aziendale. L’azienda è familiare, condotta da me e mio fratello, con punte anche di 15/20 persone in occasione di particolari momenti lavorativi, come la raccolta e la potatura delle nostre 10mila piante presenti negli uliveti tra piante secolari, di 50 anni come età media e di nuove piante messe a dimora”.

Nelle Marche si conta che esistano più di 13mila olivicoltori e 175 frantoi, per un comparto, quello dell’olio marchigiano, fortemente apprezzato anche all’estero, con un export annuo superiore ai 2 milioni di euro, soprattutto negli Usa, Giappone e Germania. Un olio dalla antichissima reputazione, citato già nel periodo delle Signorie, quando nel 1228 le navi marchigiane che approdavano sulla riva del Po a Ferrara dovevano pagare un pedaggio, “il ripatico”, consistente in 25 libbre di olio al quale veniva conferito un valore superiore a quello di altre aree produttive.

Quanto alla sua azienda, Francesca Petrini sottolinea: “Abbiamo sempre creduto nella qualità come carta vincente, capace non solo di regalarci soddisfazioni – testimoniate dall’alto numero di riconoscimenti in Italia e all’estero – ma soprattutto di consegnarci al futuro con la convinzione che la qualità premia sempre e ovunque, anche nei mercati più difficili perché più esigenti. La qualità ti permette anche di avere una clientela fidelizzata e noi abbiamo la stessa clientela da almeno vent’anni. Per noi la qualità non è solo quella legata al prodotto, alle caratteristiche chimico-nutrizionali dell’olio, ma è anche tutto ciò che lo circonda, quindi l’ambiente e il rispetto del benessere altrui, della salute di chi lo consuma in un’ottica One Health. Un’altra parola chiave per noi è sostenibilità, un concetto che ci appartiene con convinzione, da molto tempo. Lo dimostrano i risultati ottenuti su olio e terreni, entrambi ricchi di sostanze buone, utili al corpo e alla natura.”

I prodotti aziendali

È grazie a questi presupposti, che nascono i prodotti dell’azienda. “Produciamo diverse tipologie di oli extra vergini biologici – prosegue Francesca Petrini illustrando la gamma a catalogo – dal monovarietale di raggia (un’oliva tipica dell’anconetano) all’olio funzionale Petrini plus con vitamine D,K e B6 per l’assorbimento del calcio nelle ossa (un brevetto Petrini). Produciamo anche l’olio biologico IGP Marche riconoscibile con il brand Altri Tempi. Le olive provengono da campi coltivati in maniera biologica, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi né pesticidi. Siamo stati sicuramente pionieri nella scelta del biologico negli anni Novanta quando non era ancora entrato in vigore il primo regolamento europeo sul biologico 2092/91. Le Marche si erano dotate di una Legge Regionale (la numero 57 dal titolo “Norme per l’Agricoltura Biologica”) in virtù dell’esperienza maturata in questo settore già negli anni Settanta con i primissimi sperimentatori come Alce Nero, anticipando di gran lunga i provvedimenti europei. Con il Petrini Plus, ad esempio, siamo riusciti a dimostrare come l’olio sia capace di esprimere effetti benefici, misurabili sulla salute delle ossa dopo essere stato testato clinicamente dalla Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione degli Ospedali di Senigallia e l’ospedale Salesi di Ancona. Dalla lavorazione delle olive, acqua e sansa non sono scarti per noi ma materia prima seconda, re-impiegabile ai fini agronomici come green circular economy comanda”.

Gli interventi auspicabili

Quindi l’imprenditrice agricola tocca il tema dei principali interventi auspicabili per il settore. “Occorre fare una grande e nuova rivoluzione nel mondo oleario, sia in termini culturali che produttivi – conclude Francesca Petrini  -. Negli ultimi anni, nonostante i proclami della politica, con un piano olivicolo mai portato davvero a compimento né mai finanziato totalmente, abbiamo perso terreno e competitività. Eravamo riusciti negli anni Novanta a ridare slancio e significatività ad un settore sopito, per non dire asfittico anche grazie alla funzione fondamentale del panel test, ai numerosi programmi regionali sul miglioramento della qualità e della sicurezza alimentare e alle azioni significative portate avanti da imprese e associazioni. Molto è stato fatto, ma siamo ancora ostaggio di numeri impietosi che vedono importazioni selvagge di oli di dubbia qualità a prezzi tali da condizionare il mercato, deprimendolo e scoraggiando le piccole realtà che faticano ad affermare le loro produzioni di qualità. A livello di governo centrale occorrerebbe riattivare, con fondi veri, non con briciole, le misure del piano olivicolo, attualizzandolo, investendoci, credendoci. Abbiamo oggi qualche speranza riposta ad esempio nel PNRR ed è prossima la nuova Pac con i PNS piani strategici nazionali. Ci voglio sperare. Occorre una forte operazione culturale che sia capace di educare le famiglie all’uso dell’olio extra vergine in tutte le preparazioni culinarie, in una visione in generale più consapevole che rappresenti le sue innumerevoli sfaccettature, da quelle biologiche-nutrizionali-agronomiche-produttive sino a quelle turistiche. Una visione alla base della quale l’olio va considerato come un vero e proprio alimento, non un semplice condimento. Un alimento nutraceutico capace di fornire le sostanze nutritive fondamentali per la nostra salute. Una visione che va accompagnata con azioni specifiche di promozione lungo tutta la filiera produttiva, comprese Horeca e distribuzione, senza dimenticare anche la dimensione turistica. L’olio come attrattore turistico! Del resto lo sta dimostrando il cibo nel suo insieme essere un importante ambasciatore e punto di riferimento delle nuove scelte di viaggio. Visto poi che si consuma più di quello che si produce, perché non dare impulso a nuovi impianti? Abbiamo bisogno di maggiore potenziale produttivo, ma anche di salvaguardare la redditività che tende sempre più al ribasso. Di maggiore tutela nell’ambito della catena distributiva con politiche di prezzo premianti. È da tempo che non affrontiamo in maniera efficace e professionale il mercato estero lasciato alla bontà delle iniziative dei singoli o magari di qualche associazione.  Occorre una strategia di maggiore penetrazione, almeno nei principipali mercati, gestita con fondi adeguati e costanti nel tempo. Iniziative spot e occasionali, non servono a nulla. Occorre istituire una attività sistematica e costante.”

Sanzia Milesi

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