La più piccola DOCG italiana: il Moscato di Scanzo

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Il Moscato di Scanzo è un vino ricercato, prodotto nelle colline bergamasche di Scanzorosciate, un raro Moscato nero, DOCG dal 2009.

Già nel I secolo a.C, si trovano tracce del Moscato di Scanzo: la sua origine produttiva è quindi antichissima, ma solo nel 1993 è stata riconosciuta, attraverso l’ottenimento della denominazione di origine controllata “Moscato di Scanzo”, come sottozona del Valcalepio.
È un vino passito, prodotto con uve a bacca rossa sulle colline bergamasche di Scanzorosciate, ora tutelato dal Consorzio per la Tutela del Moscato di Scanzo, il cui obiettivo è quello, in primis, di valorizzare questo vino, ma anche di diffonderne la conoscenza. È un raro Moscato nero, che, nel 2009, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata (DOCG): la più piccola di tutta Italia e la prima della città di Bergamo.
È un vino ricercato, non banale, così com’è particolare la sua zona di produzione: il terreno in cui la vigna viene coltivata, infatti, è di origine morenica e si trovano particolari pietre bianche, dette “Sass de Luna”, che assorbono il calore del sole durante il giorno e lo trasmettono alle viti nella notte. Tra la fine di settembre e ottobre avviene la vendemmia, le uve sono poi fatte appassire per un periodo che va tra i 20 e i 50 giorni, in ambienti con temperatura non superiore ai 15°C. Alla fine del processo produttivo, il vino dovrà invecchiare per almeno due anni prima di essere imbottigliato. Si ottiene, così, un vino dall’odore delicato e persistente, che è ottimo quando gustato da solo: un buon vino da meditazione.
Il Moscato di Scanzo sta adesso dimostrando il suo valore e, negli ultimi due anni, ha ottenuto dei riconoscimenti: il premio per la categoria “Miglior Vino Dolce”, nel 2010 e 2011 all’interno dell’evento “Autoctoni che passione!”