La PAC 2014/20? Liberista e ambientalista

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L’opinione di …

Angelo Frascarelli, Professore di Economia, Politica Agraria e Agroalimentare all’Università di Perugia:

È una Pac di stampo liberista e ambientalista:
liberista perché vuole un’agricoltura che si rivolga al mercato, ambientalista perché offre incentivi alle sole imprese che sposeranno il greening, cioè scelte colturali orientate non solo alla produzione di derrate, ma anche di “beni comuni” come paesaggio, tutela ambientate, biodiversità.

Dal punto di vista delle risorse, non deve preoccupare tanto l’annunciato taglio (-12,6%) ai 43 miliardi destinati ai pagamenti diretti e ai 13,8 destinati allo sviluppo rurale, ma quello ulteriore che potrebbe arrivare se l’8 febbraio 2013 non si troverà un accordo con quegli stati, guidati da GB e Germania, che chiedono una decurtazione più ampia al bilancio Ue. Tutto comunque si deciderà il 14 marzo con il voto plenario.

Sul piano politico invece, la novità è che la PAC, per come è concepita, diventa parte integrante della politica ambientale dell’Ue.

Si baserà su due cardini: la competitività, cioè la capacità degli agricoltori di stare sul mercato, e la produzione di “beni pubblici”, ovvero di tutto ciò che va a beneficio dell’intera comunità. Essi saranno gli unici per i quali, in futuro, le imprese potranno percepire gli aiuti europei. Circa il 70% delle risorse andrà nei cosiddetti “pagamenti diretti”, strutturati a 6 “strati”, come una lasagna: un contributo-base per tutti, un contributo “ecologico”, uno per le zone con vincoli naturali, uno per i giovani agricoltori, uno per le piccole aziende e uno “accoppiato” per specifiche produzioni stabilite dagli stati membri.

Altra novità: i titoli che prenderanno il posto degli attuali, il 15 maggio 2013, saranno tutti uguali e riguarderanno l’intera SAU aziendale.

La riforma della PAC  è concepita in modo da rendere quasi inevitabile l’adesione alle misure “ecologiche”, ma corregge anche alcune delle storture precedenti come le norme che consideravano “verde” un pascolo irlandese e non un oliveto italiano. E sarà molto penalizzante per le aziende intensive, con decurtazioni di oltre il 60% dei premi finora riconosciuti.