La filiera del biologico marchigiana

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L’obiettivo è quello di concentrare in unica filiera cerealicola tutti i coltivatori biologici regionali. Il Consorzio Marche Biologiche, nato del 2010 e oggi presieduto da Francesco Torriani, rappresenta centinaia di aziende agricole marchigiane, tra cui pionieri del biologico italiano come le cooperative Gino Girolomoni, Montebello e La Terra e il Cielo. Per un totale di 30.000 ettari di superficie coltivata e 18mila tonnellate di materia prima lavorata all’anno.

“Il Consorzio Marche Biologiche – spiega infatti il suo presidente Francesco Torriani – nasce nel 2010, per volontà delle principali cooperative marchigiane che operavano nel settore dell’agricoltura. Attualmente aggrega tre cooperative Girolomoni, Montebello e La Terra e il Cielo, e circa 400 aziende agricole della filiera regionale dei seminativi biologici. C’è un aspetto importante da non dimenticare: le Marche hanno dato i natali ad alcuni fra i pionieri del biologico in Italia, uno su tutti Gino Girolomoni, artefice di una realtà che con la sua vivacità produttiva è arrivata a ricoprire, in Italia e nel mondo, un ruolo economicamente strategico. Il Consorzio nasce per individuare strategie comuni per valorizzare il biologico delle Marche in una logica di filiera, rafforzando la presenza delle specialità regionali biologiche derivanti dai cereali, in particolare la pasta, sui mercati nazionali ed internazionali.”

Quanto a politiche di tutela e promozione, nonché alla programmazione dell’attività del Consorzio, il presidente chiarisce: “Sappiamo tutti che l’emergenza sanitaria ha cambiato drasticamente il quadro politico comunitario. Per la verità, il documento che detta la vision di riferimento delle politiche comunitarie, ovvero il Green Deal Europeo, è datato 11 dicembre 2019, quindi prima dell’inizio della pandemia. Sappiamo comunque come è andata: la pandemia ha accelerato tutto e ha ristabilito le priorità, fissate nelle iniziative seguenti. La strategia Farm to Fork (20 maggio 2020), che detta la vision delle politiche agricole con  obiettivi molto ambiziosi e un approccio altrettanto ambizioso: il tema della sostenibilità, nella triplice accezione ambientale, economica e sociale, non è più riservato all’eccellenza, alla nicchia, ma all’intero sistema produttivo primario. Il Piano d’azione per l’agricoltura biologica Europea del 19 aprile 2021. Oltre al Recovery found, il PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il PSN Piano Strategico Nazionale specifico per l’agricoltura. Insomma, un quadro politico quanto mai favorevole per investire su un modello di agricoltura sempre più sostenibile, a partire ovviamente dall’agricoltura biologica. È evidente che occorre investire nella filiera agricola biologica, sia nell’ambito produttivo che nell’ambito dei servizi. Nell’ambito produttivo, significa investire nell’aggregazione/organizzazione, nella logistica, sui mezzi tecnici, sulle sementi, eccetera; nell’ambito dei servizi significa investire in formazione, informazione, innovazione e servizi di consulenza alle aziende agricole. Altrimenti la sfida della transizione ecologica e digitale, che deve coinvolgere la grande maggioranza delle imprese agricole marchigiane, rischia di essere persa in partenza. Parimenti importante sarà investire nelle attività a sostegno della domanda dei prodotti biologici da parte dei cittadini consumatori. Se l’obiettivo nell’Unione Europea è quello di triplicare la superficie agricola gestita con metodo biologico, ciò vuol dire che anche il mercato dei prodotti bio deve triplicare. E questo non sarà scontato”.

Così il presidente del Consorzio Marche Biologiche Francesco Torriani conclude illustrando obiettivi e sfide del futuro: “Per cogliere le opportunità in un contesto sociale e politico favorevole agli investimenti green e prevenire le possibili minacce, come Consorzio Marche Biologiche facciamo nostre le priorità indicate dal Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica, un piano che prevede tre assi di azione: azioni per stimolare la domanda e garantire la fiducia dei consumatori; azioni per stimolare la conversione e rafforzare l’intera catena del valore del cibo biologico; azioni per migliorare il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità ambientale. Guardando la situazione italiana, dobbiamo porre grande attenzione in particolare alle azioni in grado di far aumentare la domanda di prodotti biologici. Bene le campagne di educazione alimentare e di cambiamento degli stili di vita, con un approccio culturale educativo che incide sui consumi nel medio periodo, ma servono anche campagne con finalità commerciali che sostengano appunto il consumo di prodotti biologici, sia negli acquisti domestici che collettivi”.

Sanzia Milesi