Il “vero” riso biologico in provincia di Novara

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Dal 1850 produce riso in provincia di Novara. L’azienda Battioli Paola è oggi gestita dall’omonima titolare, presidente di Confagricoltura Novara, insieme al marito Nino Chiò ed ai figli Alessandro, Giacomo e Giovanni. E’ quest’ultimo, presidente ANGA (associazione nazionale giovani agricoltori) di Piemonte e di Novara, a presentarci la realtà aziendale. “Siamo da sempre un’azienda innovativa che, negli ultimi 10 anni, ha stravolto metodi e concezione di coltivazione applicando agricoltura di precisione a 360 gradi, realizzando il marchio Riso Preciso, attribuendo un valore aggiunto al prodotto finale, ma anche una maggior valenza ambientale considerando le sempre più stringenti indicazioni che provengono dalle politiche agricole comunitarie in materia di sostenibilità ambientale, – esordisce Giovanni – da 28 anni l’azienda Battioli ospita le prove varietali, creando campi vetrina a servizio dei risicoltori, in collaborazione con la provincia di Novara ed Ente Nazionale Risi”. Parola d’ordine, quindi, innovazione, anche nei tanti progetti in cantiere che prevedono anche l’utilizzo di energie alternative: “Abbiamo in mente la realizzazione di un nuovo impianto di essicazione utilizzando energie alternative, – precisa Chiò – abbiamo anche altri progetti in cantiere che prevedono il potenziamento della linea di didattica che la nostra azienda presta per consulenza e formazione in materia di agricoltura di precisione per produzioni cerealicole. Inoltre, da circa un anno è iniziata la sperimentazione della produzione di riso macrobiotico, un’eccellenza tra le produzioni biologiche, forse l’unica strada perseguibile se si vuol produrre un “vero” riso biologico anche sostenibile economicamente”.

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Giovanni, giovane imprenditore agricolo dalle idee chiare: “Passione, dedizione e competenze sono parole chiave per un giovane che vuole intraprende una carriera nel settore agricolo, oggi sempre più siamo chiamati a gestire vere e proprie aziende, ad affrontare una burocrazia sempre più complessa che richiede una preparazione adeguata, – sottolinea – la media europea fa registrare una percentuale dell’ 8% di aziende agricole gestite da under 35, in Italia solo il 3%: un grave ritardo dovuto non certo alla mancanza di giovani, infatti le le facoltà universitarie ad indirizzo agrario non sono mai state tanto affollate, ma da un ricambio generazionale che sicuramente non agevola il subentro o primo insediamento dell’aspirante agricoltore. Mancano strumenti, puntualità nella pubblicazione di bandi che devono essere chiari ed accessibili, così come la possibilità di accedere al credito non può riscontrare così tante difficoltà”.

Ma guardare al futuro con rinnovato entusiasmo risulta imprescindibile. “Dobbiamo essere ottimisti, servono ottime prospettive future e grandi idee per garantire un avvenire di crescita – conclude Giovanni -. La valorizzazione delle produzioni italiane dovrà essere sempre più determinante in ambito internazionale, è nostro dovere dare un valore aggiunto al prodotto agroalimentare italiano, tutelando nel modo più assoluto agricoltore ed agricoltura. Le recenti vicende non portano certo a felici prospettive, ma abbiamo il dovere di credere nella nostra agricoltura quindi in noi stessi e in un comparto che sempre più necessita di rappresentanze valide, preparate e competitive”.

Articolo di Antonio Longo

 

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