Il progetto europeo Bioenergyfarm2

0
1773

Figura 1_BioEnergy Farm2 rgb Kopie 2

Il DM 23 giugno 2016 (di seguito DM 2016) sull’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non fotovoltaiche ha come obiettivo il regolare gli incentivi per un periodo di transizione tra il triennio precedente (regolato dal DM 2012) e un futuro decreto ancora da emanare per il periodo 2017-2020. (QUI il testo completo pubblicato in Gazzetta). Per impianti di piccola potenza (100 kW per il biogas e 200 kW per le biomasse) si riconferma la possibilità di accesso diretto agli incentivi. Per la produzione di bioenergie, al fine  di determinare la tariffa  incentivante, si fa riferimento alle tabelle 1A e 1B che indicano le specie utilizzabili (colture energetiche) e i sottoprodotti utilizzabili e incentivabili. (QUI). Il DM 2016 riconferma la tendenza già affermata nel decreto precedente, ovvero che la produzione di biomasse a destinazione energetica  deve  guardare prioritariamente, in una condizione come quella italiana, al recupero e alla valorizzazione degli scarti e residui colturali, forestali, zootecnici  e della lavorazione dei prodotti  agroalimentari;  in  seconda  istanza possono essere utilizzate le colture dedicate, evitando in ogni caso di  interferire  negativamente  con  le  produzioni  alimentari.

Per quanto riguarda la produzione di biogas, il DM 2016 prevede le tariffe incentivanti maggiori per gli impianti piccoli, fino a 300kW, alimentati da sottoprodotti, tra cui reflui zootecnici. Si tratta di impianti non ancora molto diffusi sul territorio italiano. Eppure presentano notevoli possibilità di applicazione in una struttura agricola come quella italiana, dove potenzialmente molte aziende zootecniche hanno dimensioni adeguate all’installazione del biogas su piccola scala e alla produzione energetica con reflui e sottoprodotti aziendali. Il progetto europeo Bioenergyfarm2, che per l’Italia vede la partecipazione di Coldiretti Piemonte e del DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Agroalimentari dell’Università di Torino), si occupa di fornire indicazioni sul biogas di piccola scala alle aziende agricole e ha prodotto e messo a  disposizione una serie di documenti di approfondimento su questa tecnologia ( QUI ). Tra gli strumenti che il progetto mette a disposizione, vi è il “tool di fattibilità”,  disponibile online e utilizzabile in autonomia inserendo i dati senza alcun aiuto esterno. Esso è disponibile in italiano QUI  . Lo strumento è costruito per dare una risposta rapida alla domanda: “La digestione su micro scala è economicamente fattibile nella mia azienda?”, ma a questo livello non approfondisce ancora in maniera dettagliata tutti gli aspetti relativi alla costruzione di un impianto. Qualora, dopo questa prima analisi, vi sia interesse da parte della azienda agricola a ricevere uno studio di fattibilità più elaborato e approfondito, i partner italiani del progetto che hanno realizzato questo strumento sono a disposizione  per compilare un business plan più dettagliato. Poiché il progetto è finanziato dall’Unione Europea, il servizio di consulenza offerto nel contesto di BioEnergyFarm2 è totalmente gratuito per l’azienda agricola, fino alla data di conclusione del progetto e comunque per un numero di elaborati compatibile con le risorse disponibili. Ad oggi con questo strumento sono già  stati realizzati circa 120 business plan, alcuni dei quali sono divenuti realtà.

di Maria Luisa Doldi