Gli impatti sulla domanda e sull’offerta di commodity agroindustriali

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Nel 2020, in un contesto macroeconomico sconvolto dall’emergenza Covid-19, gli impatti sulla domanda e sull’offerta di commodity agroindustriali hanno alimentato la già sostenuta volatilità dei prezzi.

Se ne è parlato a “Commodity Agricole 2021”, l’evento organizzato da Unione Italiana Food ed Areté,  Società indipendente di ricerca, analisi e consulenza economica specializzata nei settori dell’agricoltura, del food e dei mercati connessi. Evidenziati i trend attesi nel 2021 di 25 diverse materie prime agroindustriali.

La prima parte dell’anno ha visto come protagonista la domanda. Da un lato con il crollo dei prezzi delle materie prime legate agli energetici (oli vegetali, mais, zucchero) e dipendenti dal settore ho.re.ca e dell’intrattenimento (latte e derivati, cacao); dall’altro con gli aumenti dei prezzi delle materie prime esposte direttamente o indirettamente allo stoccaggio casalingo (uova, frumento).

In questa seconda parte dell’anno invece, con il graduale allentamento delle misure di contenimento dell’emergenza, con la ripartenza della domanda dei grandi paesi importatori e con l’implementazione di molteplici politiche pubbliche, molti mercati hanno dovuto fare i conti con un’offerta non più adeguata al contesto.

Fenomeni atmosferici avversi hanno fortemente impattato il comparto cereali. Il dipartimento dell’Agricoltura Americano (USDA) ha recentemente rivisto a ribasso gli stock e le produzioni USA di mais imprimendo volatilità rialzista ai prezzi. Rialzi che si sono trasmessi anche al mercato del frumento, già segnato dalle difficoltà produttive e/o dalla carenza di stock nei principali paesi esportatori (Europa, USA, Canada e Russia). Il frumento tenero, sul mercato finanziario europeo, ha registrato un aumento di prezzo di circa il 30% rispetto ai minimi della scorsa campagna. Ancora più evidente l’aumento di prezzo del frumento duro, con il prodotto nazionale ai livelli più alti dal 2015 e una mancata quotazione a Foggia, il 23 settembre, per l’abbandono della seduta della camera di commercio di parte della commissione in seguito al timore di ribassi.

Queste tensioni si innestano in un mercato globale del frumento duro dove la campagna 2020/21 (che va fino a giugno 2021) si apre con stock in calo rispetto alla campagna precedente e, nonostante una marginale ripresa delle produzioni mondiali, sarà ancora una campagna di deficit produttivo, la seconda di fila.

Da qui in avanti andranno seguiti con attenzione sia le semine in nell’area del Mediterraneo che, più avanti, quelle in Nord America, così come fattori climatici oltre agli spread di prezzo con le altre commodity del comparto cereali. Senza togliere importanza all’andamento del Dollaro americano sia rispetto a quello canadese che all’Euro.

Inutile dire che gli effetti delle dinamiche legate al Covid-19 e il tuttora elevato livello di incertezza si trascineranno non solo per gli ultimi mesi del 2020, ma influenzeranno anche il 2021, con la volatilità di prezzo che si conferma ormai l’indiscusso protagonista dei mercati agroindustriali.

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