Gli effetti del surriscaldamento globale

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Gli effetti del surriscaldamento globale si riscontrano anche nell’agricoltura italiana: sono sempre di più i vini prodotti ad alta quota, gli ulivi che crescono sui pendii montani, perfino sulle Dolomiti e diverse primizie orticole che spuntano a latitudini impensate. Dati oggettivi, come è oggettivo l’aumento di 2 gradi nella temperatura registrato in questi primi 18 anni del secolo rispetto alle medie annuali del Novecento, riportato nell’indagine realizzata dall’European Data Journalism Network (EDJNet).

Partendo da questi spunti, Coldiretti ha comunicato quanto si sta riscontrando nelle campagne dell’alto Veneto. “Da qualche anno – si  sottolinea  – nel feltrino si trova dell`ottimo vino, del buon olio e soprattutto molte verdure fresche di stagione come se gli orti verdi siano i nuovi pascoli di montagna, e ha fatto la sua prima comparsa il carciofo, tanto da diventare prodotto di punta  di alcuni territori.

Gli effetti del cambiamento climatico – continua la Coldiretti – sono evidenti lungo tutta la penisola a partire dal centro nord dove si concentrano tutte le realtà che rientrano nella top ten delle città italiane che hanno avuto il maggior innalzamento delle temperature che sono oltre a Belluno, Piombino (+1,7 gradi), Pavia, Piacenza (1,3 gradi), Savona La Spezia, Modena, Genova, Ancona, Bergamo, Livorno (+1,2 gradi).

Gli effetti di questi cambiamenti nel tempo hanno influenzato la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche, con l`ulivo, tipicamente mediterraneo, che in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi, mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici oggi Made in Italy e fino a poco tempo fa mai viste prima lungo la Penisola. Per quanto riguarda il vino è si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di quattro settimane rispetto al tradizionale mese di settembre.

Il riscaldamento, però, provoca anche – precisa la Coldiretti – il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l`affinamento dei formaggi o l`invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all`ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani. “L`agricoltura è l`attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli” afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.