Decreto rinnovabili non fotovoltaiche: quasi ci siamo?

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Figura 1

È ormai ufficiale: il ministro Calenda ha firmato il decreto per l’incentivazione delle fonti rinnovabili diverse dalle fotovoltaiche che a breve dovrebbe venire pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale, ma ad oggi non lo è ancora. Secondo quanto comunicato dal Ministero per lo Sviluppo Economico “il DM mette a disposizione, a regime, oltre 400 milioni di euro all’anno a favore dei nuovi impianti che verranno selezionati nel 2016. Il periodo di incentivazione avrà durata di vent’anni (venticinque per il solare termodinamico): nel complesso verranno investiti nelle energie verdi circa 9 miliardi di euro nel ventennio”. Un’affermazione ad effetto, ma ricordiamo che nuovi incentivi varranno soltanto fino alla fine del 2016 e comunque non oltre la soglia di un costo cumulato annuo pari a 5,8 miliardi di euro. Tra l’altro: a dare fede al “ritardometro” di Assorinnovabili (ma perché no?) questo decreto arriva con un ritardo di 545 giorni e come commenta l’Associazione “A metà 2016 gli operatori ancora non sanno quale sarà la disciplina incentivante che avrebbe dovuto regolare il 2015 (!!) e il 2016. Il settore risulta pertanto paralizzato”. Era dunque veramente ora che arrivasse questo decreto!

Per le fonti da biomasse, categoria in cui ricade anche il biogas, si definisce un obiettivo di crescita per il 2016 di ben 90 MW di potenza nominale installata. La ragione per l’incentivazione alla tecnologia, come si deduce dalla presentazione del ministero, è che “la valorizzazione energetica di scarti e residui rappresenta un’importante modalità di integrazione tra agricoltura ed energia e di promozione dell’economia circolare con positive ricadute sull’economia territoriale”. Possiamo quindi aspettarci che si prosegua con la filosofia portata avanti negli ultimi anni di favorire impianti a reflui zootecnici. Soddisfatto il CIB che in una nota afferma: “Questo provvedimento tanto atteso, in particolar modo dal settore zootecnico, può favorire nuovi investimenti nelle stalle e contribuire a rendere gli allevamenti italiani più efficienti e sostenibili, permettendo agli agricoltori di continuare a produrre i prodotti alimentari di qualità per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo”.

Dal 2017 (ovvero tra poco meno di sei mesi) questo decreto appena nato non sarà già più valido. L’auspicio è che si sia già allo studio per lo scenario post 2016 e che si miri a misure di più lungo respiro per consentire una pianificazione nello sviluppo delle tecnologie rinnovabili. Possibilmente senza lasciare un intero settore in agonia a causa di vuoti legislativi e incertezze. Le associazioni di settore si mostrano propositive e confermano il loro sostegno ai tecnici di governo per definire percorsi che favoriscano lo sviluppo stabile delle rinnovabili in Italia.

Maria Luisa Doldi