Decreto Rilancio, oltre un miliardo per l’agricoltura

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Ammonta a un miliardo e 150 milioni di euro la parte di fondi destinati al settore agricolo nel Decreto Rilancio. Le risorse, come elencato dal Mipaaf, serviranno innanzitutto per finanziare misure destinate a garantire liquidità alle aziende, a percorsi di rilancio del settore e a politiche di tutela e sicurezza dei lavoratori.

Nel riparto previsto, 500 milioni di euro serviranno per implementare un Fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi, con sostegno diretto alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura. Sarà invece di 250 milioni la dotazione del Fondo emergenza alimentare, pensato per assicurare la distribuzione di derrate di prima necessità alle persone indigenti. Stessa cifra destinata all’accesso al credito, con il rilascio di garanzie a favore di imprese agricole e della pesca attraverso Ismea. 100 milioni di euro vanno alle imprese vitivinicole per l’annata in corso, mentre 50 milioni ai consorzi di bonifica. Inoltre, è previsto l’innalzamento strutturale dell’anticipo Pac dal 50% al 70%.

Tra le altre misure, contributi a fondo perduto per le imprese del settore agricolo colpite dall’emergenza epidemiologica Covid-19: credito d’imposta per aumenti di capitale di società di capitali, cooperative, società  europee e società cooperative europee aventi sede legale in Italia; proroga cassa integrazione ordinaria e in deroga per i lavoratori dipendenti del settore agricolo e della pesca.

Col Decreto Rilancio viene inoltre estesa la tax credit vacanze anche agli agriturismi, che mette a disposizione un credito di 500 euro per le famiglie con un reddito ISEE non superiore a 40.000 euro. E’ previsto anche un fondo di 50milioni di euro per il 2020, per l’acquisto, la ristrutturazione e la valorizzazione di immobili aventi finalità turistiche.

Le misure varate dal Governo sono state oggetto di diversi commenti da parte del mondo della rappresentanza agricola. Tra di essi, quello del vicepresidente di Coldiretti David Granieri che, ascoltato in Commissione bilancio alla Camera, ha affermato che “Per sostenere l’agricoltura è necessario un incentivo alle aziende che utilizzano materia prima italiana nell’attività di trasformazione attraverso il credito d’imposta con un limite di 100mila euro per ogni azienda. In questo modo possiamo dare un valore aggiunto ai prodotti italiani sia nella fase di trasformazione che del consumo. Non possiamo bloccare l’import, ma abbiamo bisogno di un’informazione più trasparente sul prodotto che entra in Italia”. “Sarebbe importante – ha aggiunto – anche un incentivo per il mancato incasso degli agriturismi. Molti territori marginali si caratterizzano anche grazie agli investimenti di questo settore, che non è più residuale e ha offerto anche ristoro a medici e infermieri in questa fase. Infine bisogna pensare alla distillazione di crisi per il vino“.

Per Copagri il Decreto rappresenta una maxi-manovra imponente ma non sufficiente. Secondo l’organizzazione, per garantire un rilancio reale e strutturato dell’intero settore primario, pesantemente colpito dalla pandemia del Coronavirus, pur se in misura differente tra i vari comparti produttivi, sono necessari da una parte interventi nel breve periodo che diano immediato ossigeno ai produttori e dall’altra iniziative che guardino al medio-lungo periodo e assicurino la tenuta dell’agricoltura. Per il presidente Franco Verrascina “La priorità è istituire un tavolo permanente al Mipaaf con lo scopo di favorire e monitorare costantemente la ripartenza del sistema produttivo agricolo del Paese; intervenire per rafforzare lo strumento della cambiale agraria; introdurre misure a favore della sostenibilità ambientale delle imprese agricole, anche attraverso l’estensione per il 2021 del cosiddetto ‘Bonus verde’; rinegoziare il debito accumulato dai produttori agricoli.  Diventa quindi fondamentale accelerare con l’emanazione dei decreti attuativi previsti dal Dl Rilancio e finalizzare quanto prima l’annunciato testo con seri e concreti interventi in materia di semplificazione e sburocratizzazione, portando avanti il lavoro per slegare il primario dai numerosi lacci che ne impediscono e rallentano la ripresa“.

 Emiliano Raccagni

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