Da “Un podere sul fiume” alla presidenza di Coldiretti Marche

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Come titolare dell’azienda agricola “Un podere sul fiume” produce ortofrutta certificata biologica nelle campagne di Osimo e per farlo non ha nessuna tradizione familiare contadina alle spalle, ma ha iniziato completamente da zero circa una decina d’anni fa. Poco più che trentenne Maria Letizia Gardoni, anconetana classe 1988, è stata inoltre eletta alla Presidenza di Coldiretti Marche ed è inoltre membro nell’esecutivo nazionale della Confederazione Coldiretti.

“L’agricoltura – racconta Maria Letizia Gardoni – è sempre stata il mio sogno. Quando dopo aver conseguito la maturità classica, ho scelto la facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, pur appoggiandomi i miei genitori, che sono dipendenti della pubblica amministrazione, sono rimasti tra lo scettico e il preoccupato. Oggi, entrambi in pensione, hanno spazzato via ogni dubbio e mi danno una mano. Non sono stati i soli a rimanere stupiti: con loro c’erano anche i professori che vedevano in me un percorso nel mondo della ricerca”.

È così che nelle sue Marche ha dato vita alla propria attività nel settore agroalimentare. In una tra le prime regioni in Italia per il biologico, con più del 20% della superficie agricola complessiva, 104mila ettari coltivati e più di 4mila operatori certificati (dati Sinab 2019). Mille, ad oggi, le aziende agricole certificate biologiche aderenti a Coldiretti Marche che hanno deciso di sottoscrivere la manifestazione di interesse al Distretto Biologico regionale.

“Ho iniziato che non avevo già in tasca nemmeno una bustina di semi – prosegue Maria Letizia Gardoni –. Mentre oggi, alla coltivazione nell’orto e nel frutteto, abbiniamo la produzione di creme e confetture e la vendita diretta per allacciare sempre di più un legame di fiducia con i consumatori, cercando di trasmettere loro il lavoro che c’è dietro a ciò che poi finisce nel piatto. Un’attività che è cambiata tanto nel tempo, crescendo ogni giorno. Nei nostri spazi ospitiamo anche eventi, come ad esempio le lezioni di yoga all’aperto che finiscono con un aperitivo tutta salute tra i partecipanti”.

Nella doppia veste di imprenditrice agricola e rappresentante Coldiretti, Maria Letizia Gardoni traccia quindi quelle che ritiene essere le direttrici del settore. “Tra le cose positive – spiega – c’è sicuramente che l’agricoltura è il settore che meglio ha interpretato l’esigenza di un ricambio generazionale. Nelle nuove generazioni è maturata la necessità di avere un cibo migliore in termine di qualità e salubrità. I giovani portano questa sensibilità e una maggiore competenza per avere un’agricoltura più sostenibile e più rispettosa dell’ambiente. Il negativo? Si potrebbe fare di più per valorizzare sempre meglio il prodotto italiano e per controllare alle frontiere l’ingresso di cibo straniero. Con le nuove normative sull’origine obbligatoria in etichetta, una delle battaglie storiche di Coldiretti, abbiamo fatto tanto ma ciò non basta. Chi importa cibo qui in Italia deve rispettare le nostre stesse leggi in termini di rispetto dei diritti dei lavoratori e di tutela dell’ambiente. Lo meritano i consumatori ai quali molto probabilmente non fa piacere portare a tavola cibi prodotti sfruttando il lavoro minorile o attraverso l’utilizzo di prodotti chimici proibiti in Italia per la loro tossicità e lo meritano anche le aziende italiane, costrette oggi a fare i conti con una concorrenza sleale che penalizza chi opera nel segno della qualità”.

Cosa attendersi e sperare? “Oggi gli auspici – conclude Maria Letizia Gardoni – sono tutti focalizzati verso la ripresa dell’economia dopo questi lunghissimi mesi di emergenza sanitaria che ci hanno fatto fare un balzo all’indietro rispetto a un’economia che, nonostante le difficoltà che nelle Marche stavano già affrontando dopo il terremoto, si stava lentamente riprendendo. Una battuta d’arresto forte al cospetto della quale ci siamo rimboccati le maniche e siamo andati avanti. Attraverso la sua azione politico sindacale Coldiretti è riuscita a ottenere, tra misure straordinarie regionali e Psr, circa 10 milioni di euro a sostegno di tutte le filiere dell’agroalimentare. Il settore primario ha significato in questo anno garanzia dell’approvvigionamento alimentare per le famiglie e anche occasione di lavoro per chi era rimasto senza.”

Sanzia Milesi

 

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