Cimici e cavallette, l’agricoltura conta i danni

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La situazione di tempo stabile degli ultimi giorni ha portato il caldo in tutta Italia ma anche diversi problemi alle colture in diverse zone del paese per l’invasione di sciami di insetti. Tra i territori maggiormente colpiti, la provincia di Nuoro, che da oltre tre settimane è alle prese con le cavallette che hanno invaso oltre 2500 ettari fra le campagne di Orani, Orotelli, Ottana e Bolotana, fino a Mamoiada, colpendo secondo le prime stime oltre una ventina di aziende agricole, che dovranno fare fonte a una maggiore di necessità di scorte per l’alimentazione del bestiame visti i danni ai pascoli provocati dalle locuste. Troppo tardi, del resto, per porre rimedi seri, dato che le cavallette avevano raggiunto uno stadio di maturazione tale da rendere inutile qualsiasi tipo di intervento umano. Più efficaci, invece, sono i predatori naturali, che stanno quantomeno contribuendo a circoscrivere il fenomeno.  Coldiretti chiede una seria campagna di prevenzione per evitare che il fenomeno si ripresenti il prossimo anno e con dimensioni ancora più ampie. Le milioni di cavallette sono frutto dei cambiamenti climatici e delle terre incolte per la crisi delle campagne, ricorda l’organizzazione di categoria, e la Sardegna, questa volta in provincia di Oristano, deve contare i danni causati dall’attacco alle produzioni agricole estive provocate dalle cornacchie.

Anche le cimici, sempre secondo Coldiretti, si stanno moltiplicando nel Nord Italia colpendo meli, peri, kiwi, ma anche su peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 40% dei raccolti nei terreni infestati.  La situazione è attualmente difficile in tutto il Nord, dal Friuli al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna fino in Piemonte. La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali è stata favorita dalle alte temperature. La Halyomorpha halys, o cimice marmorata è un insetto originario dall’Asia orientale, in particolare da Taiwan, Cina, Giappone. In questo caso, la lotta in campagna per ora può avvenire solo attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture, ma il fenomeno è particolarmente insidioso perché l’insetto prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto.

Coldiretti segnala anche che la Commissione Agricoltura del Senato ha approvato all’unanimità ad aprile una risoluzione contro l’invasione della cimice asiatica che impegna il governo ad approvare rapidamente il decreto ministeriale per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiano e ad accelerare le altre fasi dell’iter per autorizzare l’uso della vespa samurai (Trissolcus japonicus), antagonista naturale della cimice. L’organizzazione agricola pertanto chiede che sia data la massima priorità ad accelerare quanto più possibile le fasi dell’iter di autorizzazione in modo da consentire l’azione in campo contro la cimice asiatica già durante la campagna agricola 2019.

Gli studiosi la definiscono una varietà estremamente polifaga che si nutre di un`ampia varietà di specie coltivate e spontanee. La cimice asiatica, secondo Coldiretti, “E’ solo l’ultimo dei parassiti alieni che con i cambiamenti climatici hanno invaso l’Italia, provocando all’agricoltura e alle grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia danni stimabili in oltre un miliardo. Siamo di fronte ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con una tendenza al surriscaldamento che si è accentuata negli ultima anni ma anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ed anche l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura“.

Emiliano Raccagni

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