Cantina Valpantena, va in scena l’eccellenza oleovinicola veneta

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Sono 320 le aziende associate, con una produzione annua che supera le 9.500.000 bottiglie per un fatturato che nel 2019/20 è stato di circa 46 milioni di euro. Cantina Valpantena Verona, nata nel 1958, si è consolidata in breve tempo, attirando quasi interamente la produzione del territorio che si estende tra la Valpantena e la Val Squaranto. “Oggi contiamo 250 aziende agricole associate e un’estensione di 1000 ettari di vigneto, a ciò, dal 2003, si sono aggiunte circa 60 aziende esclusivamente olearie con 150 ettari di oliveto, grazie alla fusione con l’Oleificio delle Colline Veronesi che ha dato origine ad un importante polo oleovinicolo”, spiega il presidente Luigi Turco, “Cantina Valpantena si è dotata di un impianto fotovoltaico, installato su due dei tre siti attualmente in uso. Il primo investimento è stato fatto in occasione del rifacimento del tetto per il progetto di ristrutturazione della cantina. Per questo, così come per il secondo investimento fatto quattro anni fa, abbiamo ricevuto dei contributi nell’ambito del Piano di Sviluppo Regionale. Nell’immediato non sono previsti nuovi interventi, nel caso venissero fatti saranno orientati al massimo risparmio energetico”.

Il problema principale dei mercati, in particolare di quello vinicolo, è la sovrapproduzione di prodotto. “Riscontriamo un eccesso di offerta rispetto a quello che il mercato può recepire che comporta, quindi, un problema di prezzi e di vendita”, evidenzia Turco, “la pandemia Covid-19 ha provocato, inoltre, una riduzione dei consumi, mentre a livello commerciale stiamo vivendo una situazione di incertezza legata soprattutto alla Brexit. Sia nell’ambito dell’agricoltura che in quello vinicolo dovrebbe esserci una regia a livello nazionale in grado di definire prima una strategia coordinata e poi delle strutture logistiche adeguate che permettano ai prodotti italiani di essere competitivi nei mercati internazionali. Dal governo non servono contributi a pioggia ma interventi specifici finalizzati ad aprire nuove opportunità nei mercati di interesse”.

Non mancano, quindi, i timori in prospettiva futura. “Non posso dirmi ottimista, andiamo incontro ad un periodo difficile, ai citati problemi di mercato si aggiunge l’erosione del reddito dei consumatori medi e quindi un calo generalizzato dei consumi” conclude il presidente, “se viene meno la capacità di spesa, nel settore agricolo come in quello vinicolo, si riducono i consumi e si erodono le entrate per le aziende. Ci sarà un’inevitabile selezione degli operatori nel mercato, le aziende più piccole si troveranno in grossa difficoltà e per le altre saranno necessarie ristrutturazioni attraverso fusioni o operazioni di irrobustimento del capitale”.

di Antonio Longo

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