Assolatte: bene l’export dei formaggi italiani

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Nel 2018, l’Italia ha esportato 418.443 tonnellate di formaggi, aumentando dello 0,7% il dato rispetto all’anno precedente, per un valore di 2,8 miliardi di euro (+3%). Un risultato che porta in attivo la bilancia commerciale del settore caseario italiano per oltre 1 miliardo di euro e che riassume in modo efficace il valore prodotto facendone un volano per la crescita dell’economia nazionale e per la diffusione del Made in Italy nel mondo. E’ quanto emerge dai dati presentati recentemente a Milano, in occasione dell’assemblea annuale di Assolatte. I gusti dei compratori stranieri?  I giapponesi sono grandi consumatori di mozzarella, gli inglesi di burrata. Negli Stati Uniti “vola” il pecorino, mentre i due formaggi Dop più esportati si impongono rispettivamente nei paesi arabi (Parmigiano Reggiano) e in Australia (Grana Padano).

Secondo Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, “Anche il 2018 si è chiuso con un significativo aumento delle nostre esportazioni lattiero-casearie, a dimostrazione del grande apprezzamento che i mercati internazionali riservano ai nostri prodotti e del costante impegno delle imprese italiane nel lungo percorso di internazionalizzazione. Tuttavia, non ci può essere crescita senza una reale strategia di sistema, perché le difficoltà che caratterizzano il mercato internazionale sono molte e sono complesse, mentre quando entrano in gioco le istituzioni la situazione cambia. L’esempio più significativo sono gli accordi di libero scambio siglati dall’Unione europea, che si sono rivelanti molto importanti nel supportare la crescita delle aziende e che spingono le vendite in Corea del Sud e Canada”.

Nella relazione diffusa da Assolatte, che rappresenta oltre 200 imprese del settore più “pesante” dell’agroalimentare italiano, con 14,5 miliardi di fatturato e oltre centomila addetti, spicca anche un’analisi sui recenti cambiamenti delle abitudini del consumatore italiano, influenzate da svariati fattori come esigenze di velocità ai fornelli, ricerca di benessere anche attraverso un’alimentazione attenta ma anche tanta voglia di gratificazione alimentare. Il tutto nella costante attenzione alla gestione oculata del budget domestico e alla lotta allo spreco alimentare. E’ soprattutto la ‘spending review” degli italiani a cambiare l’approccio col carrello della spesa, con una perdurante crisi degli acquisti alimentari che anche nel 2018 ha penalizzato alcuni prodotti lattiero caseari. Il latte a durabilità minore (ossia quello Fresco e quello ESL- Extended shelf life) ha chiuso l’anno con un calo del 3,9% in volume e del 2,4% in valore. Positivo, invece, il mercato del Latte ESL (microfiltrato ad alta pastorizzazione) che ha archiviato il 2018 con +4,0% in volume e +6,5% in valore. Consuntivo negativo, per le vendite di latte a lunga conservazione (UHT), che ha chiuso il 2018 con -5,8% in volume e -5,5% in valore. Il burro mantiene come nei due anni precedenti una certa stabilità nei consumi, con l’Italia in leggero decremento e comunque in controtendenza con i maggiori Paesi europei, dove si rileva un aumento medio dell’1,30%.  Leggera ripresa (+0,7%), invece, dei consumi di yogurt e latti fermentati nel 2018 che, nel canale Gdo (discount esclusi), sono arrivati a 326mila tonnellate. Bene la mozzarella: la produzione ha toccato quota 317.850 tonnellate, per un controvalore di 1,7 miliardi di euro (+2,1%) e vendite in crescita annua dell’1,3%.

Emiliano Raccagni

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