Apima lancia l’allarme nitrati

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Pianura padana, in rosso le zone vulnerabili ai nitrati

Dopo Abia-Confai che ha rilanciato l’allarme nitrati in Bergamasca, anche Apima Mantova mette in guardia dal rischio di infrazione sulla Direttiva nitrati, che avrebbe gravi ripercussioni sull’agricoltura e la zootecnia padana.

La lettera che è stata inviata nei giorni scorsi dal commissario all’Ambiente, Janez Potocnik, ai ministri italiani Corrado Clini e Mario Catania ha tutti i tratti di un j’accuse di Bruxelles nei confronti della moratoria sui nitrati, concessa dal Parlamento italiano grazie all’approvazione del decreto sviluppo bis.

“Il recente provvedimento approvato dalla Camera – ricorda Marco Speziali, presidente di Apima Mantova – prevede la revisione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, stabilendo che, nella fase transitoria, nelle attuali zone vulnerabili si applichino le disposizioni previste per le zone non vulnerabili. In questo modo il legislatore italiano ha inteso dare agli allevatori un ulteriore anno di tempo per completare gli interventi di adeguamento alla direttiva. Tuttavia, qualora da Bruxelles dovesse giungere uno stop a questa norma, molte aziende zootecniche si troverebbero in un vero e proprio vicolo cieco”.

La situazione è preoccupante. La Pianura padana è sotto scacco, a causa del numero elevato di terreni bollati come vulnerabili ai nitrati.

“Stiamo parlando – precisa il direttore di Apima e coordinatore nazionale di Confai, – di più di 800mila ettari in Lombardia, pari all’81% della superficie agricola utilizzabile, di 661mila ettari in Emilia Romagna (62% della Sau), di 717mila ettari in Veneto (88%), di 390mila ettari in Piemonte (37%) e di 183mila ettari in Friuli Venezia Giulia (80 per cento)”.

Nel Mantovano i Comuni considerati vulnerabili o parzialmente vulnerabili ai nitrati sono 56, ai sensi della codificazione precedente alla deroga, oggi di fatto congelata.

“Se venisse aperta la procedura di infrazione da parte della Commissione europea e sospesa l’efficacia della nuova norma – sottolinea Cappellini – sarebbe a rischio un’attività imprenditoriale zootecnica che genera nella filiera un valore alla produzione superiore agli 800 milioni di euro”.

In ogni caso – fa notare Apima – è importante evitare che questa ulteriore proroga, anche nell’ipotesi di un placet comunitario, induca gli allevatori a pensare che si possa continuare indefinitamente a rimandare l’applicazione della direttiva.

“Se si potrà dare corso ad una revisione delle cosiddette zone vulnerabili – conclude Cappellini – è indispensabile che questa si faccia in tempi celeri e che si studino per le aziende interessate percorsi di definitivo adeguamento”.