Ambasciatori del territorio

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Si augura un futuro più roseo e soprattutto meno burocrazia, lamentando il rincaro di tanti costi, dalla farina al vetro, ma dicendosi fermamente convinta che il ruolo in cui un agricoltore deve porsi non è quello di produttore/venditore, bensì più globalmente di “ambasciatore del territorio”. Nelle verdi colline delle Marche, Anna Elisabetta Fenucci, laureata in giurisprudenza e conseguite varie specializzazioni in diritto agrario ed agroalimentare, porta avanti l’azienda di famiglia a Montecarotto, in provincia di Ancona, dove è nata 43 anni fa. Spiega che purtroppo l’agricoltura da sola rischia sempre di non bastare alla sopravvivenza della sua famiglia, ma lei, sua sorella e sua mamma sono impegnate con passione nell’attività di famiglia intrapresa “con onore e nel ricordo di nostro padre”. E così si racconta.

“Mi occupo di agricoltura da sempre, praticamente da quando sono nata – spiega l’imprenditrice  marchigiana -. Mi ricordo che, già da piccola, all’età di 6 anni, quando stavo in vacanza per l’estate dei nonni a Cingoli, in provincia di Macerata, mio nonno Gino mi regalò per il compleanno una piccola zappa, adatta alla mia altezza e un pezzetto di terra dove poter piantare e far nascere quello che avrei voluto. Io misi dieci piante di insalata, due melanzane e quattro pomodori. Praticamente i miei primi passi sono stati nell’orto di “casa”, poi successivamente piano piano ho imparato a fare il vino e ad andare al frantoio. Ora, dopo la morte di nostro padre, nella nostra azienda agricola mi occupo prevalentemente di contabilità, partecipazione ai bandi europei e altra burocrazia, come ad esempio il Sistema Informativo Agricolo Nazionale. Dopo la laurea in giurisprudenza, ho sempre continuato ad informarmi sulla realtà legale del mondo agricolo acquisendo sempre più competenze in tale settore, venendo eletta come delegato alla CNA Agricoltura della provincia di Ancona, e da quest’anno, grazie alla mia costanza, mi hanno candidato come Presidente della CNA Impresa Donna della provincia di Ancona. Ho accettato ben volentieri l’incarico. Ho iniziato per prima cosa a vedere quante erano le Imprese Donna nella nostra provincia suddivise per i vari settori e successivamente abbiamo iniziato un percorso di preparazione per la partecipazione ai vari bandi anche regionali, ma purtroppo ad oggi ancora non è stato emanato il bando per Impresa Donna.”

Quanto all’attività agricola di famiglia, Anna Elisabetta Fenucci entra nel dettaglio: “La nostra azienda è nata a novembre 2019, a pochi mesi dalla morte di nostro padre Raffaele, e si chiama Società Agricola Fenucci Raffaele ss. Ha sede a Montecarotto, in provincia di Ancona, dove abbiamo il fulcro del nostro lavoro con il nostro punto vendita e il nuovo centro degustazione aperto solo da aprile dello scorso anno, dopo aver dovuto affrontare non pochi problemi soprattutto burocratici. La nostra attività contadina inizia negli anni Trenta con l’acquisto del primo terreno da parte di nostra zia Anna Fenucci a Serra dei Conti, sempre qui in provincia di Ancona. Successivamente si è aggiunto il terreno a Montecarotto di nostro nonno, Ferdinando Fenucci e da ultimo il terreno a Cingoli lasciato in eredità a nostra madre Giuliana Bocci. Noi ci occupiamo di silvicoltura, nello specifico di olive, con molte cultivar tra cui leccino, mignola, frantoio, leccio del corso, coratina, bianchera, piantone di mogliano, orbetana e tante altre. Sono circa 1100 piante, dalle quali ricaviamo un ottimo Olio extravergine di oliva, come anche l’IGP Marche olio EVO. La nostra produzione ammonta a circa 9,5 quintali di olio all’anno, ma circa 600 piante sono molto piccole avendo meni di 5 anni dall’impianto. La nostra è un’attività condotta a livello familiare e assumiamo dei ragazzi solo durante il periodo della raccolta, essendo necessario limitarla nel tempo per mantenere una certa qualità del prodotto, da metà ottobre a fine novembre. Siamo quindi io, mia sorella e mia mamma a portare avanti l’attività: non solo al terreno, dove abbiamo costruito anche un piccolo orto, ma anche al centro degustazione, dove proponiamo in abbinamento con i nostri olii i piatti della tradizione marchigiana tra cui il coniglio in porchetta, i vincisgrassi, l’oca del batte, il piccione ripieno, lo stoccafisso all’anconetana e altro ancora (come biscotti e pandoro realizzati con olio al posto del burro), cercando di portare in tavola i sapori di una volta e dando importanza al territorio dove viviamo. La nostra filosofia è quella di dare la qualità al consumatore, rendendolo partecipe e conoscitore delle tradizioni dei nostri nonni e facendogli riscoprire i sapori di una volta, e nello stesso tempo il territorio rurale dove viviamo.”

Ciò che spiega Anna Elisabetta Fenucci è come va il mondo, ma anche come dovrebbe andare, per lei e non solo. “Ad oggi fare l’imprenditrice agricola non permette purtroppo di vivere con la propria produzione. – conclude – Le grandi distribuzioni la fanno da padrona e soprattutto scelgono loro i prezzi. L’unica cosa che rimane al piccolo è quella di fornire un prodotto di qualità superiore ad un prezzo equo, in modo tale da garantire il miglior rapporto qualità-prezzo, assicurandosi inoltre un rapporto con il cliente e facendogli conoscere qualsiasi cosa sia riferita alla bottiglia d’olio che sta acquistando: dalla pianta alla frangitura sino al suo uso in cucina. Laddove ancora c’è un rapporto con il cliente, tutte le informazioni che si possono dare, devono riguardare non solo il prodotto, ma anche il territorio (come ad esempio le possibilità di visita a quel monumento o a quel museo nei dintorni); le altre realtà agricole della zona (perché noi produciamo olio, e possiamo indicare dai mulini ai caseifici, incluse le cantine locali) e anche le varie attività ricettive (come i numerosi agriturismi in cui piacevolmente fermarsi per un per paio di notti). A mio avviso oggi l’agricoltore non è più solo colui che produce il grano e lo porta al consorzio, ma è colui che produce un prodotto di qualità e ne segue tutta la filiera fino al consumatore finale, facendogli conoscere la realtà che circonda: diventando ‘ambasciatore del territorio’. Mentre guardando a ciò che non va, direi che ci siano ancora troppo poche sovvenzioni da parte dello Stato e purtroppo ancora troppi individualisti che pensano solo al proprio orto. Penso che in futuro ci saranno sempre più differenze tra i grandi e i piccoli proprietari terrieri, che stanno andando a scomparire piano piano inglobati dai ‘big’ che cercano sempre più terreni in affitto. La mia speranza è oggi quella di un ritorno all’agricoltura da parte di tanti figli che, per necessità o per scelta, vogliano tornare a dedicarsi alla vita contadina, ad un’agricoltura di precisione e realizzata con mezzi meno inquinanti, che guardi non solo alla tutela ambientale, ma anche e soprattutto alla salute del consumatore finale. Mi auguro un futuro di agricoltura sostenibile e di qualità per i piccoli agricoltori.”

Sanzia Milesi