Agroenergie: siamo sulla via giusta?

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Le agroenergie alla luce dei risultati ottenuti fino ad ora: siamo sulla via giusta? Un’intervista con il professor Angelo Frascarelli, Università di Perugia – Dipartimento di Scienze Economiche-Estimative e degli Alimenti.

Partiamo dal contesto della politica agricola: la nuova PAC non si pronuncia esplicitamente sul tema delle agroenergie…

È vero: nella nuova PAC non vi è nessuna misura per le agroenergie, ma è anche logico che sia così, perché il sostegno alle agroenergie è trattato all’interno della politica energetica, non della politica agricola. Per quanto invece riguarda i Piani di Sviluppo rurale, la produzione di energia da parte dell’azienda agricola è incentivata tanto quanto tutte le altre misure di diversificazione per cui l’azienda può optare, siano esse l’attività didattica, l’attività di agriturismo o appunto la produzione di energia.

Crede che la nuova PAC possa indirettamente influenzare lo sviluppo delle agroenergie?

Poco. Esso è invece decisamente influenzato dalle scelte della politica energetica. In Italia c’è stato un grande sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura tra il 2008 e il 2012, dipeso non dalla politica agricola ma da una politica energetica italiana molto, molto  incentivante. Possiamo affermare che lo sviluppo nazionale delle agroenergie sia dipeso fino ad ora quasi esclusivamente dalla politica energetica.

È giusto che sia così?

Sì, perché anche a livello di Europa si mira a sviluppare entrambe, la produzione di materia prima alimentare e di energia da fonti rinnovabili. Incentivare le agroenergie all’interno della PAC significherebbe anche creare indirettamente una competizione tra colture per la produzione alimentare e per la produzione energetica e questo non è certo tra gli obiettivi di una politica agricola.

Secondo Lei lo sviluppo delle agroenergie come è avvenuto fino ad oggi in Italia è positivo?

Fino al 2008 l’Italia era il fanalino di coda in Europa nella produzione di energie rinnovabili, anche di derivazione agricola. Nel 2012, invece, la nazione ha ampiamente superato le migliori previsioni. È stata una scelta giusta, ma la crescita è stata troppo tumultuosa e ha creato anche degli effetti collaterali negativi perché è stata una crescita non regolamentata. Quindi, bene per l’obiettivo raggiunto, male la scarsa programmazione con cui sono sorti molti impianti di energia rinnovabile.

Poi però è arrivato il periodo 2013-2015

Dal 2012 l’incentivazione è crollata, la fiscalità è cresciuta e quindi oggi si registrato un crollo di nuovi impianti e una difficoltà per gli impianti esistenti.

Il futuro delle agroenergie nell’attuale quadro incentivante – o disincentivante (ndr.) – deve puntare sull’efficienza e il virtuosismo, ovvero integrazione nel territorio e  nella realtà economica esistente. Entrambe queste caratteristiche – virtuosismo ed efficienza –  non sono state sufficientemente considerate per il ritardo che avevamo accumulato fino al 2008.

Come vede un possibile sviluppo?

La direzione di sviluppo è quella di piccoli impianti e sottoprodotti. Se da un punto di vista territoriale questa è una scelta giusta, non lo è necessariamente dal punto di vista tecnico, perché i piccoli impianti sono meno efficienti di quelli grossi. La scelta migliore sarebbe pianificare di fare anche impianti di maggiori dimensioni ma con una migliore pianificazione del territorio. Quando in un piccolo comune vengono installati tre impianti a biogas di 1 MW, si sconvolge l’economia del territorio, l’ambiente, il mercato e gli equilibri delle coltivazione. Se ci fosse un’adeguata programmazione, questo non sarebbe successo e l’efficienza totale di trasformazione della biomassa in energia sarebbe maggiore.

Questo è quanto ci si può augurare per il periodo post 2015?

Sì, ma non mi aspetto che ci siano cambiamenti dalla direzione ormai presa: impianti piccoli funzionanti a sottoprodotti. Non credo che in Italia, nella attuale situazione, sia plausibile costruire impianti grossi: la popolazione è contro queste opere, indipendentemente dal loro grado di virtuosità. In questo senso possiamo dire che la mancanza di conoscenza e la demagogia hanno vinto. Se questo sia un bene per il Paese, è tutto da vedere. Se la situazione, quindi, rimane tale, lo sviluppo delle agroenergie in Italia sarà possibile solo secondo lo schema “impianto piccolo e sottoprodotto”. A meno che quest’inverno venga a scarseggiare il gas di Putin…

Articolo di Maria Luisa Doldi

Figura: Fonte: Gruber Gerald