2014, giù il reddito agricolo

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Tra le statistiche che fotografano l’andamento dell’anno appena trascorso, quelle riguardanti il reddito agricolo non passeranno alla storia per il loro messaggio positivo. Basti un dato su tutti: nel 2014 il reddito degli agricoltori italiani è calato dell’11% rispetto all’anno precedente. Una brutta battuta d’arresto dopo i segnali positivi con cui si era chiuso il 2013, un anno che a sua volta seguiva il 2012 a crescita zero.

Sotto la media. Questo il non invitante risultato che è possibile leggere dai primi rapporti di Eurostat. Gli esperti statistici dell’Unione Europea hanno analizzato le variazioni di reddito reale per addetto su base annua e nel medio periodo, testimoniando che peggio dell’Italia fanno solo Finlandia, Lituania e Belgio. Decisamente una magra consolazione, se si considera che due pesi massimi dell’Unione come Francia e Germania non solo tengono botta, ma crescono leggermente. In questi due Paesi, infatti, il reddito degli agricoltori è cresciuto rispettivamente dell’1,2% e dello 0,2%. Dati che fanno ben più impressione se si considera che rispetto a non più di dieci anni fa, gli agricoltori francesi e tedeschi hanno visto i loro guadagni più che raddoppiati (+63,5%), mentre utilizzando lo stesso metodo per i colleghi italiani si registra un calo dello 0,8% e, infine, la crescita europea media del reddito nel decennio si attesta su un lusinghiero +34,4%.

Nel 2014 il calo medio del reddito in Europa per gli addetti del settore primario si è attestato all’1,7% rispetto al 2013. Un dato che gli esperti del settore considerano tutto sommato accettabile in un ciclo economico caratterizzato da deflazione, ma che inevitabilmente mette ancora più in luce lo scivolone italiano, ben più pesante rispetto a quello di molti partner dell’Unione, con una tendenza certamente non confortante.

Martina: serve cambiare. Il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, prossimo a lasciare la presidenza di turno del Consiglio Agricolo Europeo, pur con tutte le precauzioni  del caso, ha dichiarato di voler approfondire la questione. “Non voglio sottovalutare le stime di Eurostat sul calo dei nostri redditi– ha dichiarato il Ministro- e non mi nascondo il fatto che stiamo attraversando un momento particolarmente delicato per il ciclo economico dell’agricoltura italiana ed europea. Credo pertanto che il nostro lavoro debba rimanere focalizzato su alcuni nodi di fondo, come la questione organizzativa, che si porta dietro la grande queste reddituale. Dobbiamo capire che è necessario  riorganizzare il settore, per aumentare la redditività dell’impresa agricola italiana, come internazionalizzare di più, come aggredire fino in fondo il grande tema generazionale, un elemento fondamentale tra queste priorità“.

Per Martina, comunque, l’anno passato deve passare agli archivi anche per aspetti positivi. “Mentre gestivamo la presidenza Ue -continua il Ministro- sono stati introdotti alcuni elementi di novità molto importanti a livello nazionale, come tutto il pacchetto di incentivi e di abbattimento del costo del lavoro, promosso ad inizio agosto con il progetto “Campolibero”. Progetto che ha segnato un poco anche la strada della legge di stabilità, poiché abbiamo fatto degli interventi sul costo del lavoro che mi auguro possano essere utili anche per invertire i dati Eurostat”.

Articolo di Emiliano Raccagni