Stop alla sottrazione di suolo alla agricoltura

La perdita di suolo naturale in Italia continua. Lo afferma un documento recentemente pubblicato dal Centro Studi di Confagricoltura che, alla luce delle ultime stime aggiornate al 2016 pubblicate da ISPRA, torna ad analizzare, dopo un primo rapporto pubblicato nel 2014, l’evoluzione del consumo di suolo in Italia. Un tema fondamentale per la società, che per l’agricoltura in primis significa tangibili criticità quali la perdita di terreno coltivabile e conseguenze sul patrimonio idrico e sul clima. Tutta colpa dell’urbanizzazione e incremento demografico? Non solo. Infatti – si legge nello studio –  nel periodo 2006-2016 l’incremento di consumo di suolo in Italia (+12,4%) è stato notevolmente superiore all’incremento della popolazione (+4,4%). Nel periodo 1961-2013 in Italia la SAU a disposizione della agricoltura si è ridotta di 6,4 milioni di ettari a una media annua di -124 mila ettari. Nello stesso periodo l’urbanizzazione ha occupato 24 mila ettari di suolo annuo. Quei 100.000 ettari di differenza, come si legge nel rapporto, “hanno cessato di essere coltivati per il venire meno della convenienza economica”.

Non è solo l’aumento di superficie occupata di per sé che determina perdita di suolo. È anche il modo in cui si costruisce. Una costruzione disordinata, caratteristica degli ultimi decenni, frammenta le aree agricole compromettendo l’esistenza delle piccole aziende. Tra il 2000 e il 2010, ad esempio, le aziende di superficie agricola inferiore a due ettari sono diminuite di 680mila unita per un totale di oltre 420mila ettari. L’incremento di suolo edificato non esprime però la reale potenzialità agricola perduta con il consumo di suolo, considerando che l’Italia ha una quota rilevante di suolo – le zone montuose per esempio – non coltivabile né urbanizzabile. Secondo dati della Commissione europea, l’Italia si porrebbe al quarto posto in Europa in termini assoluti di perdita di suolo, ma si pone ai primi posti laddove si consideri la percentuale di perdita di suoli con pendenze inferiori al 10%, quindi i più agevoli per le coltivazioni. Nel 2016 il suolo coperto da costruzioni ha raggiunto il 7,6% del territorio nazionale con un’incidenza del 13% nei terreni pianeggianti, che per l’agricoltura sono i più produttivi,

Lo studio esprime infine una preoccupazione per il futuro: l’auspicata ripresa economica potrebbe portare a un aumento del consumo di suolo, compromettendo ulteriormente le potenzialità produttive del settore agricolo nazionale. Per questo è essenziale e urgente arrestare la sottrazione di suolo alla agricoltura, adottando politiche di più razionale uso del suolo. La versione completa dello studio di Confagricoltura è disponibile QUI

Articolo di Maria Luisa Doldi

 

Figura 1: (Fonte elaborazione ISPRA su cartografia SNPA). Consumo di suolo a livello comunale (%2016)

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