Pac: corsa contro il tempo per l’ok alla “mini” riforma

La cosiddetta ‘mini’ riforma della Politica Agricola Comune rischia di dover slittare al 2019. È infatti una corsa contro il tempo quella a cui si sta assistendo a Bruxelles in questi giorni per approvare il procedimento che prevede tra l’altro la semplificazione per l’accesso agli aiuti delle aziende di giovani e più potere contrattuale alle organizzazioni dei produttori. Dopo aver già ottenuto l’ok di tutte le istituzioni Ue, queste norme sono infatti parte di un regolamento più ampio, il cosiddetto ‘omnibus’, su cui invece il negoziato va a rilento.

La soluzione ci sarebbe: scorporare le modifiche alla Pac dal resto del testo, ma richiede diversi passaggi non scontati. Dopo il parere favorevole del comitato permanente agricoltura, venerdì dovrà esprimersi la Commissione, quindi ancora una volta i rappresentanti dei paesi membri, con prima data utile il 15 novembre. L’ultimo treno passa alla fine del mese: se gli eurodeputati riusciranno ad approvare nella plenaria del 29-30 novembre a Bruxelles la parte agricola del regolamento, le nuove norme saranno in vigore dal 2018. Altrimenti se ne riparlerà per l’anno successivo.

Il pacchetto agricolo nel Regolamento Omnibus è stato frutto di un intenso periodo di negoziati in Commissione Agricoltura. Come ricordato da Paolo De Castro, uno dei relatori del testo, “Rispetto alla proposta iniziale della Commissione che mirava solo ad alcune modifiche all’attuale funzionamento della PAC, l’intesa raggiunta offre la prospettiva di una vera e propria riforma di medio termine. Voluta soprattutto dal Parlamento che non si è limitato a lavorare nello stretto recinto proposto dalla Commissione, ma ha confezionato una proposta di revisione vera e propria”.

Una sostanziale modifica alla Pac, del resto, era da tempo invocata da molti addetti ai lavori del settore primario, che chiedevano di poter intervenire in corsa prima del rinnovo finale previsto per il 2020. Il nuovo regolamento, se approvato in tempo, intercetterebbe l’esigenza di risolvere alcune criticità, a partire dalla figura dell’agricoltore attivo, istituita nel 2013 per impedire che le risorse europee finissero anche a chi agricoltore non è. Su questo punto, il Parlamento europeo ha respinto la proposta delle Commissione, difendendo il principio che i beneficiari continuino ad essere solo gli agricoltori professionali.

Sul fronte delle colture, si è intervenuto principalmente sulla diversificazione e sulle aree di interesse ecologico. In relazione al primo tema, sono state apportate semplificazioni rilevanti per le colture sommerse (riso), per le quali sono stati allentati i limiti originariamente imposti. Inoltre, per tutti gli agricoltori che investono più del 75% della propria superficie agricola in leguminose e foraggere e per tutti coloro che lasciano a riposo oltre il 75% della loro superficie, l’obbligo di diversificazione viene rimosso, indipendentemente dall’ampiezza dell’azienda.

Tra gli obiettivi principali, la valorizzazione del ruolo dei giovani agricoltori nei pagamenti diretti, dando nuovo vigore al cosiddetto pagamento giovani introdotto nel 2013. Si mantengono e rafforzano gli impegni sugli aiuti accoppiati, dando la possibilità agli agricoltori di incrementare i propri livelli produttivi e agli Stati Membri di rivedere annualmente i settori beneficiari, in chiave anti-ciclica.

Capitolo gestione dei rischi: gli interventi promossi nel passato si sono rivelati insufficienti per promuovere l’accesso degli agricoltori a strumenti assicurativi, fondi di mutualità e meccanismi di stabilizzazione dei redditi. Cosi, prendendo spunto dalla proposta della Commissione di abbassare la soglia di indennizzo contemplata per il nuovo meccanismo di stabilizzazione dei redditi settoriale, il Parlamento è riuscito ad estenderla alle assicurazioni, portando al 20% la perdita di prodotto necessaria per l’attivazione, ha innalzato dal 65 al 70% l’intensità del contributo pubblico, e introdotto la possibilità di utilizzare indici economici per la misurazione delle perdite.

Infine il grande capitolo delle misure di mercato, per le quali si è cercato di dare più forza contrattuale alle formule organizzative degli agricoltori. Così organizzazioni di produttori (OP) e le loro associazioni (AOP) operanti nel settore lattiero caseario potranno avvalersi della contrattualizzazione scritta obbligatoria, e le misure del pacchetto latte vengono estese oltre il 2020, eliminando la valenza temporanea delle stesse.

Emiliano Raccagni

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