Luci e ombre delle foreste d’Italia

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In un’ottica moderna lo sfruttamento delle foreste dovrebbe avvenire in una logica a cascata ovvero dovrebbe mobilizzare le risorse in modo che in ogni gradino di lavorazione si generino prodotti secondari da utilizzare in un gradino successivo, fino all’utilizzo finale per scopi energetici.Così, ad esempio, da legno industriale o da opera si generano scarti da utilizzare per tondame o pannelli che a loro volta, a fine vita, possono esser utilizzati come biomassa per generare energia. Quello descritto è un ciclo assolutamente fondamentale e auspicabile: permette di sfruttare al massimo ciò che la foresta può dare in termini di prodotti, lavoro, sostenibilità ambientale, valori sociali; permette la creazione di valore aggiunto e l’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse boschive  in un modo che minimizza l’impatto sull’ambiente e sul clima.  Questo tipo di sfruttamento del patrimonio forestale è anche quanto auspicato dalle politiche della Comunità europea; è moderno in quanto risponde a molte delle sfide delle politiche agricolo forestali e ambientali

Ma come lo stiamo applicando in Italia? Lo spiega bene Davide Pettenella (Università di Padova) in un convegno organizzato dal coordinamento FREE tenutosi di recente, dal titolo “Sottrarre CO2 dall’atmosfera sviluppando l’agricoltura e il patrimonio boschivo“. „Analizzando i prelievi per ettari di bosco in Europa – afferma Pettenella –  l’Italia è tra gli Stati Membri che praticano il minor prelievo”. E non perché manchi patrimonio boschivo, anzi! “In 50 anni in Italia  è raddoppiata la superficie forestale – afferma Pettenella  – ma è dimezzato il valore della produzione”. Non solo: “Negli ultimi dieci anni i prelievi totali sono in diminuzione ma è in aumento il consumo di legna a scopi energetici“. Il 69% dei prelievi in Italia è per legna da ardere contro il 22% nella UE. Dunque, in Italia il bosco non manca, anzi aumenta e questo ha sicuramente un effetto positivo di sequestro di carbonio dall’atmosfera. Ma la crescita non è pianificata né intenzionale. Il bosco avanza laddove terreni e pascoli vengono abbandonati, ma non viene adeguatamente gestito. Porta a una produzione prevalentemente di bassa qualità, senza effetti di attivazione di una economia locale e di valore aggiunto, perché non sostenuto da una mirata politica di gestione. Esattamente l’opposto di un effetto a cascata ed esattamente l’opposto di una strategia di sviluppo della green economy.

E il futuro?

Alla fine della sua presentazione Pettenella osserva: “Nella filiera delle biomasse si stanno evidenziando delle capacità d’impresa avanzate (ditte boschive qualificate, ben attrezzate, piattaforme di concentrazione legname, accordi contrattuali innovativi, …), possibili catalizzatori di un processo di modernizzazione del settore”. Vero, ma se le politiche non sostengono, la fatica è doppia.

La registrazione del convegno “Sottrarre CO2 all’atmosfera sviluppando l’agricoltura e il patrimonio boschivo” è disponibile qui

Maria Luisa Doldi



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